Home Attualità Modena. Speranza per il capriolo ferito: operato al collo dopo lo schianto contro una recinzione, ora sta meglio.

Modena. Speranza per il capriolo ferito: operato al collo dopo lo schianto contro una recinzione, ora sta meglio.

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L’incidente è avvenuto la scorsa settimana nel Modenese, dove il capriolo è stato subito affidato alle cure del Centro Fauna Selvatica “Il Pettirosso”. Gli esperti hanno confermato a il Dolomiti il successo dell’intervento: «Tra circa un mese faremo le lastre di controllo e, se tutto procederà al meglio, contiamo di liberarlo in natura entro un paio di mesi». Dal centro arriva però un appello urgente: «Segnalate sempre la presenza di recinzioni pericolose per aiutarci a proteggere la fauna»

Frattura alla base del collo dopo l’impatto contro una recinzione: è questo il grave trauma riportato da un capriolo soccorso la scorsa settimana nel Modenese. Grazie al tempestivo intervento del centro fauna selvatica “Il Pettirosso”, l’animale è ora fuori pericolo. Se il recupero procederà senza intoppi, i volontari contano di riportarlo nel suo habitat naturale entro i prossimi due mesi.

L’incidente del capriolo è stato diffuso dal centro faunistico “Il Pettirosso” per accendere i riflettori su un pericolo costante: le barriere umane nei boschi. Recinzioni e reti rappresentano trappole spesso letali per gli ungulati. Piero Milani, responsabile della struttura, ha spiegato a il Dolomiti.

Attualmente, il capriolo è ricoverato in un box ridotto e bendato per limitarne i movimenti e favorire la saldatura della vertebra. “Tra un mese faremo le lastre di controllo”, spiega Milani. “Se l’esito sarà positivo, inizierà la riabilitazione in un recinto più ampio, propedeutica alla liberazione prevista entro due mesi”. In caso di deficit permanenti, l’animale troverà ospitalità nei 10 ettari protetti del centro.

Il Centro Fauna Selvatica rinnova l’appello per la messa in sicurezza delle recinzioni, spesso invisibili agli animali che si muovono al crepuscolo. “Basterebbe applicare delle semplici fettucce di nastro da cantiere bianco e rosso”, suggerisce il personale, “un accorgimento simile alle sagome di uccelli sulle vetrate, che rende la rete visibile anche ai caprioli”.

Mentre la struttura si prepara a liberare in montagna 12 esemplari riabilitati, resta alta l’attenzione sui “falsi abbandoni”. Ogni anno, infatti, molti cuccioli vengono prelevati erroneamente da escursionisti convinti di salvarli. In realtà, come spiega anche il Parco dell’Aveto, le madri si allontanano solo temporaneamente per nutrirsi, contando sul mimetismo e sull’assenza di odore dei piccoli per proteggerli dai predatori. L’intervento umano è spesso fatale: il contatto con l’uomo altera l’odore del cucciolo, portando la madre a non riconoscerlo più e ad abbandonarlo definitivamente.

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