Attualità Curiosità Lombardia. Monitoraggio fauna selvatica: l’incertezza dei dati favorisce gli animali confidenti. Di PetNews24 Scritto: 9 Aprile 2026 4 minuto/i di lettura In Lombardia, la gestione della fauna selvatica “problematica” si scontra con una cronica carenza di dati attendibili. Secondo Paolo Sckokai, docente dell’Università Cattolica, la mancanza di monitoraggi sistematici impedisce di valutare l’efficacia delle misure di contenimento. Il caso dei cinghiali è emblematico: si stima la presenza di 150.000 capi, ma su numeri obsoleti. Ancora più incerto il quadro sulle nutrie, con una forbice che oscilla tra 700mila e oltre 2 milioni di esemplari. Durante la commissione regionale dell’8 aprile, diversi consiglieri hanno sollecitato maggiori investimenti nel monitoraggio e supporto agli allevatori. Carlo Bravo (FdI) ha sottolineato come le stime attuali appaiano sottodimensionate rispetto alla realtà quotidiana del territorio, definendo i margini d’incertezza su lupi, orsi e nutrie come “significativi”. Il monitoraggio dei grandi predatori in Lombardia evidenzia dinamiche differenti tra orsi e lupi. Nel 2024 sono stati censiti 8 giovani maschi di orso in dispersione dal Trentino, senza evidenze di riproduzione locale. I danni causati (8.660 euro nel 2024) hanno colpito principalmente gli apiari. Per prevenire il fenomeno degli “orsi confidenti”, il professor Sckokai suggerisce di adottare il modello trentino: gestione rigorosa dei rifiuti organici e installazione di cassonetti anti-orso. Sebbene il rischio di aggressione sia basso a causa della presenza sporadica, la sicurezza dipende dalla prevenzione del contatto con l’ambiente urbano. Sul fronte dei lupi, la presenza è più stabile con circa 50 branchi (nuclei con coppie fertili), concentrati nelle zone alpine ma in espansione verso la pianura. Tuttavia, i dati fermi al 2023 suggeriscono una possibile sottostima: la Lombardia potrebbe ospitare fino a un terzo delle coppie fertili nazionali. Sckokai rassicura sulla pericolosità: l’aggressione all’uomo rimane un evento estremamente improbabile, meno rischioso del possibile incontro con cani aggressivi lasciati incustoditi. Non è mancato un momento di ironia durante la commissione, quando si è ipotizzato un “panino alla nutria” come soluzione al problema. Giacomo Zamperini (FdI) ha infatti chiesto se la carne di specie invasive potesse seguire la strada del granchio blu, diventando una risorsa alimentare. Secca la replica del professor Sckokai: mentre per il cinghiale esiste già una filiera normata, sulla nutria pesano “forti dubbi” sanitari e normativi. Il dibattito si è chiuso con una battuta: mentre Carlo Bravo (FdI) ha ribadito l’urgenza del contenimento a prescindere dall’uso culinario, Zamperini ha scherzato sul proprio appetito fuori orario.