Home Attualità Migrazioni a rischio: scompare la metà delle specie nel mondo.

Migrazioni a rischio: scompare la metà delle specie nel mondo.

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Nel cuore del Pantanal brasiliano, a Campo Grande, si sta decidendo il destino di creature iconiche come il giaguaro, lo squalo balena e il capovaccaio. La COP15 della Convenzione sulle Specie Migratrici (CMS), in corso fino al 29 marzo 2026, riunisce 132 Paesi per affrontare un’emergenza globale: il declino inarrestabile degli animali che non conoscono confini.

Un bilancio allarmante: i numeri del declino

I dati presentati durante la conferenza scattano una fotografia drammatica della biodiversità in movimento:

  • Quasi metà in crisi: Il 49% delle specie protette dalla Convenzione è in declino, un dato peggiorato di 5 punti rispetto a soli due anni fa (COP14 di Samarcanda).
  • Specie minacciate: Una specie su quattro (24%) è a rischio estinzione.
  • Il collasso dei fiumi: La situazione più critica riguarda i pesci d’acqua dolce, la cui popolazione è crollata dell’81% dal 1970. Ad oggi, il 97% di queste specie è minacciato.

Non solo diplomazia: la “Dichiarazione del Pantanal”

A differenza dei grandi summit sul clima, la CMS punta a soluzioni pratiche. Come spiegato dalla segretaria esecutiva Amy Fraenkel, l’obiettivo sono piani d’azione concreti per i prossimi tre anni. Un primo successo è la Dichiarazione del Pantanal, siglata dai leader di Brasile e Paraguay, che sancisce due principi chiave: la connettività ecologica è vitale per la sopravvivenza delle specie e ipopoli indigeni sono i custodi formali degli ecosistemi.

Il comitato scientifico valuterà l’inserimento di 42 nuove specie (tra cui la civetta delle nevi e lo squalo volpe) nell’elenco protetto, che conta già oltre 1.100 animali. Il giaguaro, simbolo di questa COP, ne è l’esempio perfetto: la sua sopravvivenza nel Pantanal dipende da sforzi congiunti tra Bolivia, Brasile e Paraguay, specialmente nel contrasto agli incendi transfrontalieri. Le cause del declino: Perdita di habitat, bracconaggio, pesca eccessiva e barriere artificiali (come le dighe) rimangono i principali nemici delle rotte migratorie.

Il caso Italia: rischi e zone d’ombra

L’Italia è un corridoio fondamentale per 179 specie protette, dai grandi rapaci come l’aquila imperiale ai mammiferi marini come la foca monaca. Tuttavia, il rapporto nazionale inviato alla Convenzione a fine 2025 evidenzia criticità profonde:

  • Minacce dirette: Caccia illegale, avvelenamenti, collisioni con impianti eolici e l’impatto dell’influenza aviaria.
  • Falla nei dati: Manca un monitoraggio nazionale sul bracconaggio, mentre la caccia legale conta tra i 2,5 e i 4,4 milioni di esemplari abbattuti ogni anno.
  • Infrastrutture e norme: Preoccupano l’allentamento delle leggi sulla caccia e i progetti di grandi infrastrutture, come il Ponte sullo Stretto, situato proprio su una rotta migratoria cruciale.

L’auspicio è che i piani d’azione approvati a Campo Grande si trasformino in tutele reali, garantendo un passaggio sicuro a specie per cui le frontiere umane sono, letteralmente, invisibili.

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