Cronaca Animali vittime invisibili: per Legambiente le violenze restano un reato senza colpevoli. Di PetNews24 Scritto: 26 Gennaio 2026 5 minuto/i di lettura In Italia, il maltrattamento degli animali non è più una serie di episodi isolati, bensì un fenomeno strutturale e radicato che gode ancora di un’allarmante impunità. È quanto emerge dal dossier di Legambiente “Mai più Green Hill”, un’analisi dettagliata che mette in luce la sproporzione tra l’elevato numero di vittime e l’esiguità delle condanne. Attraverso la ricostruzione di vent’anni di procedimenti giudiziari e l’approfondimento di 44 casi simbolo, il rapporto denuncia come la crudeltà sugli animali rimanga ancora oggi una sofferenza troppo spesso ignorata dal sistema legale. Tra il 2005 e il 2024, l’Italia ha visto l’apertura di circa 112.000 procedimenti penali per reati contro gli animali, tra cui uccisioni, maltrattamenti e combattimenti clandestini. Tuttavia, i dati analizzati da Legambiente rivelano un paradosso: a fronte di circa 5.600 fascicoli aperti ogni anno, le condanne restano un’eccezione. I dati Istat disponibili (2011-2017) mostrano infatti appena 850 sentenze di condanna annue in Appello. Il sistema giudiziario sembra incepparsi in diverse fasi: il 70% delle inchieste riguarda ignoti e viene archiviato, mentre oltre la metà dei procedimenti che arrivano a processo si chiude senza condanna a causa di prescrizione o tenuità del fatto. Nonostante un aumento costante dei procedimenti (+4,2% annuo), l’efficacia deterrente della legge rimane debole. Geograficamente, Napoli, Bologna e Milano guidano la classifica per numero assoluto di casi; tuttavia, se rapportati alla popolazione, l’incidenza maggiore dei reati si sposta verso Sassari, Trieste e Campobasso. Oltre le statistiche, il report di Legambiente traccia una vera e propria mappa della crudeltà attraverso 44 storie simbolo. In primo piano spicca il caso Green Hill: l’allevamento di Beagle a Montichiari dove venivano “fabbricati” quasi 3.000 cani destinati ai laboratori, una vicenda diventata l’emblema della lotta per i diritti animali culminata in condanne storiche. Ma la sofferenza non si ferma qui: il dossier ricorda i cavalli dopati per le scommesse clandestine, l’uccisione dell’orsa Amarena in Abruzzo, l’atroce fine del cane Aron a Palermo e il calvario della mucca Doris, seviziata durante il trasporto verso il macello, un crimine sancito dalla Cassazione nel 2015. Dalla storica Legge 189 del 2004 a oggi, il quadro legislativo italiano ha compiuto passi da gigante: l’inserimento della tutela animale tra i principi della Costituzione nel 2022 e il recente inasprimento delle pene nel 2025 ne sono la prova. Tuttavia, Legambiente avverte che queste riforme rischiano di restare parziali. Sull’efficacia del Codice penale gravano infatti lacune normative non ancora allineate ai nuovi dettami costituzionali, unite a profonde disuguaglianze nei servizi sanitari ed educativi tra le diverse aree del Paese. A depotenziare la legge contribuiscono inoltre l’ampio ricorso alla prescrizione e alla “tenuità del fatto”, oltre a una resistenza culturale che fatica a recepire pienamente le evidenze scientifiche sulla senzietà degli animali.