Animali marini Attualità Non solo umani: il problema della disinformazione colpisce anche gli animali. Di PetNews24 Scritto: 21 Gennaio 2026 3 minuto/i di lettura Siamo spesso convinti che i rischi della disinformazione riguardino solo gli “altri”, un po’ come accade con le truffe telefoniche: ci sentiamo spettatori immuni. Tuttavia, la scienza suggerisce una prospettiva diversa: la disinformazione è una questione biologica che coinvolge l’intera specie umana. Uno studio recente dell’Università Cornell, guidato dal biologo Andrew Hein, sposta il confine ancora più in là, dimostrando che anche pesci, uccelli e persino batteri devono fare i conti con informazioni fuorvianti. L’obiettivo del team di Ithaca è chiaro: decodificare i meccanismi universali, ancora misteriosi, con cui il “falso” si propaga nei diversi sistemi viventi. Un classico esempio di disinformazione animale è l’allarme “a cascata” che colpisce gli stormi di uccelli. Tutto inizia quando un singolo individuo lancia un segnale di pericolo per errore, avendo interpretato male un stimolo ambientale. Gli altri uccelli, percependo il richiamo, iniziano a replicarlo a catena, amplificando un falso allarme in assenza di una minaccia reale. Andrew Hein ha studiato dinamiche simili negli ecosistemi marini della Polinesia Francese, osservando i pesci pappagallo e i pesci chirurgo della barriera corallina di Moorea. Qui, i banchi utilizzano segnali sociali, come la densità del gruppo o i movimenti dei vicini, per decidere se restare a nutrirsi di alghe o fuggire rapidamente verso una nuova zona. La sicurezza del gruppo dipende spesso dai numeri: nei banchi poco popolati, i pesci sono più guardinghi e dedicano meno tempo al cibo. Al contrario, in un gruppo numeroso l’allerta è condivisa, permettendo a tutti di nutrirsi con maggiore serenità; basta che un solo individuo individui una minaccia e scatti via per trascinare l’intero banco in salvo. Tuttavia, questo sistema non è perfetto: accade spesso che un singolo pesce prenda un abbaglio, scatenando una fuga collettiva del tutto immotivata. Come sottolineano i ricercatori, la disinformazione è un problema biologico serio poiché impedisce all’individuo di reagire in modo efficiente all’ambiente. È un limite che accomuna molte specie sociali, dai babbuini alle termiti, dove la condivisione delle informazioni è vitale ma soggetta a distorsioni.