Home Animali marini Purina supporta la ricerca per l’impiego delle alghe nell’agricoltura rigenerativa.

Purina supporta la ricerca per l’impiego delle alghe nell’agricoltura rigenerativa.

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  • Purina ha annunciato che sosterrà uno studio accademico guidato da Fera Science Ltd.  Wageningen University & Research (WUR), il Gruppo Plant Science e la Fondazione Kelp Forest volto a esplorare l’effetto dei biostimolanti a base di alghe marine sulla salute del suolo e sulle prestazioni delle coltivazioni.
  • Lo studio avrà una durata di tre anni e avrà l’obiettivo di verificare il potenziale impatto di questi specifici biostimolanti sulle colture di cereali per valutare la loro capacità di aiutare le piante ad adattarsi a condizioni di stress abiotico, come per esempio siccità o gelo e caldo eccessivo, garantendo al contempo la produttività.
  • Con questa attività, Purina riconosce il ruolo fondamentale della ricerca e della sperimentazione per realizzare soluzioni innovative agricole basate su elementi naturali come parte del percorso verso un’agricoltura rigenerativa e l’azzeramento delle emissioni di gas serra.

Purina, azienda leader in Europa nella cura dei pet, supporta uno studio accademico condotto da un comitato di esperti della durata di tre anni sul possibile ruolo dei biostimolanti a base di alghe nell’agricoltura rigenerativa. La ricerca avrà lo scopo di valutare il potenziale impatto dei biostimolanti a base di alghe marine sulle prestazioni e sul nutrimento delle piante, nonché sulla sicurezza e sulla qualità del raccolto.

L’analisi sarà supportata da prove in campo volte ad analizzare come, se applicati alle colture, gli estratti di alga possano migliorare la salute del suolo e mitigare gli effetti degli stress abiotici sulle coltivazioni, come siccità oppure gelo e caldo eccessivo. Inoltre, permetteranno di valutare quanto è possibile diminuire l’uso di fertilizzanti sintetici mantenendo invariata la produttività.

Sostenuto da Purina, lo studio riunisce un consorzio di esperti guidato da Fera Science Ltd.  Wageningen University & Research (WUR), il Gruppo Plant Science e la Fondazione Kelp Forest condurranno la parte di ricerca, mentre Agricarbon UK e NatureMetrics sosterranno le prove in campo con l’analisi del carbonio nel suolo e il test della biodiversità del suolo. Due aziende produttrici di alghe, infine, forniranno questi specifici biostimolanti.

Nell’ambito dell’impegno di Nestlé a reperire il 50% dei suoi ingredienti chiave da agricoltura rigenerativa entro il 2030, Purina sta esplorando approcci innovativi all’agricoltura. In molte regioni del mondo, infatti, la produzione alimentare si basa su fertilizzanti sintetici, il cui uso eccessivo può avere un impatto negativo sulla salute del suolo, sulla biodiversità, sull’acqua e sull’aria, oltre che sul clima.

Juli Plassmeyer, vicepresidente Global Marketing and Sustainability di Nestlé Purina Petcare, ha dichiarato: “Il forte impegno di Purina in materia di sostenibilità comprende la transizione verso pratiche agricole rigenerative per l’approvvigionamento dei nostri ingredienti. Dobbiamo esplorare soluzioni innovative come queste per contribuire ad accelerare la transizione“.

“Questa nuova progettualità si inserisce in un contesto più ampio volto a esplorare soluzioni innovative per salvaguardare il nostro Pianeta e restituire valore ai territori in cui siamo presenti”, ha commentato Rafael Lopez, Regional Director Italia e Sud Europa di Purina. “Unitamente al programma LENs – Landscape Enterprise Networks vogliamo implementare le pratiche agricole rigenerative per la produzione delle nostre materie prime e allo stesso tempo, contribuire a migliorare la salute del suolo e a ridurre le emissioni di carbonio”.

Il nuovo progetto sui biostimolanti a base di alghe, infatti, fa parte dei più ampi impegni di Purina a livello europeo, guidati dal Planetary Boundaries Framework, per affrontare l’impatto delle proprie attività sull’ambiente. Per contribuire alla rigenerazione del suolo e degli ecosistemi oceanici, Purina si è impegnata a ridurre l’uso di azoto e fosforo in eccesso dai fertilizzanti nella sua catena di approvvigionamento agricolo e a limitare l’uso del suolo per migliorarne la salute attraverso pratiche agricole rigenerative.

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