Comunicato stampa Eventi Tiger Day 2026. I successi per la conservazione. Di PetNews24 Scritto: 28 Agosto 2026 5 minuto/i di lettura GIORNATA MONDIALE DELLA TIGRE: DAL BENGALA A SUMATRA, I TRE CASI CHE SPIEGANO COME INVERTIRE LA ROTTA DELL’ESTINZIONE Una tigre, sei sottospecie dai destini diversi. In occasione della Giornata Mondiale della Tigre, che cade oggi, l’Unione Italiana dei Giardini Zoologici e degli Acquari (UIZA) richiama l’attenzione su tre dei casi più emblematici della conservazione del più grande felino della Terra. Dalla tigre del Bengala, simbolo di uno dei più importanti successi della conservazione moderna, alla tigre dell’Amur, salvata dall’estinzione ma ancora vulnerabile, fino alla tigre di Sumatra, oggi la sottospecie più minacciata tra quelle ancora presenti in natura. Tre storie che mostrano come la conservazione di un patrimonio genetico “di riserva” possa invertire la rotta dell’estinzione. «La conservazione», spiega Cesare Avesani Zaborra, presidente UIZA, «non segue un’unica strada. Ogni sottospecie presenta sfide diverse e richiede strumenti diversi. È per questo che oggi è indispensabile una strategia internazionale capace di integrare la conservazione in natura con quella in ambiente controllato.» La storia più incoraggiante arriva dall’India, dove vive circa il 70% delle tigri selvatiche del pianeta. «Grazie al Project Tiger, avviato nel 1973», prosegue Avesani Zaborra, «la popolazione è passata dai 1.411 esemplari censiti nel 2006 ai 3.682 dell’ultima stima ufficiale. Un risultato costruito attraverso aree protette, contrasto al bracconaggio e recupero degli habitat. Oggi la sfida è garantire spazio a una popolazione in crescita, mantenere i corridoi ecologici e ridurre i conflitti con le comunità locali. Un’altra storia di successo arriva dalle foreste dell’Estremo Oriente russo e della Cina nord-orientale. Negli anni Quaranta la tigre dell’Amur era ridotta a 20-40 individui; oggi ne sopravvivono tra 600 e 750 grazie alla protezione degli habitat, al controllo del bracconaggio, all’aumento delle prede naturali e alla collaborazione tra Russia e Cina. Una ripresa importante, che resta però vulnerabile alla frammentazione delle foreste e ai conflitti con l’uomo.» A Sumatra, invece, il tempo sembra giocare contro la sottospecie che vive sull’isola. La popolazione riproduttiva è stimata in meno di 400 individui ed è classificata dalla Lista Rossa della IUCN come In Pericolo Critico. Più del bracconaggio, a minacciarne il futuro è la progressiva distruzione della foresta tropicale, sostituita da piantagioni di palma da olio e cellulosa. «Le popolazioni ospitate negli zoo di tutto il mondo sono una componente strategica della conservazione», conclude Cesare Avesani Zaborra. «Lo dimostrano le sottospecie che hanno potuto contare, per decenni, su programmi internazionali di gestione coordinata del patrimonio genetico. E lo dimostra ancora di più la tigre di Sumatra, dove una popolazione selvatica così ridotta rende indispensabile mantenere anche una popolazione di sicurezza in ambiente controllato. Quando in natura rimangono poche centinaia di animali, non possiamo permetterci di rinunciare a nessuno degli strumenti che la conservazione mette a disposizione.»