Home Ambiente Emergenza caldo, la proposta di Orizzonti: “Subito un’ordinanza per proteggere gli animali”.

Emergenza caldo, la proposta di Orizzonti: “Subito un’ordinanza per proteggere gli animali”.

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Le estati stringono sempre più l’Italia in una morsa di calore senza precedenti. Con temperature che superano costantemente i 40 gradi e ondate di calore prolungate, il dibattito pubblico si concentra giustamente sulla salute delle fasce umane più vulnerabili. Tuttavia, c’è un’altra fetta di popolazione che soffre in silenzio, esposta agli stessi identici rischi, se non maggiori: gli animali.

A sollevare la questione con forza è il movimento civico ed ecologista Orizzonti, che ha lanciato un appello accorato alle istituzioni locali e regionali per l’adozione immediata di un’ordinanza sindacale mirata alla tutela degli animali, sia d’affezione sia selvatici o impiegati in attività economiche, contro gli effetti devastanti del caldo estremo.

«Non possiamo più trattare l’emergenza climatica come un evento eccezionale, è la nostra nuova normalità», spiegano i portavoce di Orizzonti. «Mentre noi umani cerchiamo rifugio nei locali climatizzati, migliaia di animali nelle nostre città sono lasciati a se stessi su balconi infuocati, legati a catene sotto il sole o costretti a camminare sull’asfalto rovente che supera i 60 gradi, subendo gravi ustioni ai polpastrelli».

Il colpo di calore negli animali, in particolare nei cani e nei gatti, può essere fatale in pochissimi minuti. A differenza degli esseri umani, i cani non sudano attraverso la pelle; regolano la temperatura corporea quasi esclusivamente attraverso il respiro affannoso. Quando l’aria circostante è troppo calda e umida, questo sistema fallisce, portando a edemi cerebrali e arresti cardiaci.

La proposta di ordinanza avanzata dal movimento non si limita a generiche raccomandazioni, ma delinea divieti e obblighi stringenti per tutta la durata delle ondate di calore (identificate dai bollettini di allerta meteo con codice rosso):

  • Stop alle carrozze e al lavoro animale nelle ore calde: Divieto assoluto di utilizzo di cavalli o altri animali per la trazione di carrozze turistiche e attività ludico-commerciali dalle 11:00 alle 18:00.
  • Divieto di detenzione all’aperto senza adeguato riparo: Sanzioni severe per chi lascia gli animali su balconi, terrazzi o giardini privi di zone d’ombra naturali o artificiali e senza accesso costante ad acqua fresca.
  • Punti di abbeveraggio pubblici: Obbligo per i comuni di mappare e mantenere attivi i punti di abbeveraggio nei parchi, incentivando anche l’installazione di ciotole d’acqua nei pressi di negozi e uffici pubblici per aiutare la fauna urbana e i randagi.
  • Stop al trasporto di bestiame: Sospensione dei trasporti di animali vivi su gomma durante le ore di picco termico, una pratica che in estate trasforma i camion in veri e propri forni crematori statici durante le code autostradali.

L’appello di Orizzonti allarga lo sguardo anche alla fauna selvatica e sinantropica (quella che vive a stretto contatto con l’uomo, come uccelli, ricci e scoiattoli). La siccità prolungata che accompagna il caldo estremo prosciuga i piccoli corsi d’acqua, le pozzanghere e le fonti storiche di approvvigionamento. Uccelli e piccoli mammiferi muoiono disidratati a decine nei parchi cittadini.

Un’ordinanza strutturata, secondo il movimento, servirebbe anche a coordinare i soccorsi con le associazioni del terzo settore e la Protezione Civile, creando una rete di monitoraggio e soccorso rapido per gli animali in difficoltà.

Fino a oggi, la tutela degli animali in estate è stata spesso delegata al buon cuore dei singoli cittadini o al lavoro instancabile dei volontari delle associazioni animaliste. Ma l’attivismo da solo non basta più di fronte alla violenza della crisi climatica.

Chiedere un’ordinanza specifica, come fa Orizzonti, significa fare un salto di qualità normativo e culturale. Proteggere gli animali dal caldo non è solo un atto di compassione o una battaglia ideologica, ma una precisa responsabilità civile e una misura di sanità pubblica. Una città che impara a proteggere i suoi membri più indifesi dal collasso climatico è, inevitabilmente, una città più sicura e vivibile per tutti.

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