Animali marini Comunicato stampa Mondo SOS Animali Apocalisse ecologica in Australia: l’influenza aviaria fa strage di cuccioli di foche ed elefanti marini. Di PetNews24 Scritto: 8 Luglio 2026 4 minuto/i di lettura L’influenza aviaria non risparmia più nemmeno gli angoli più remoti e incontaminati del pianeta. Una drammatica conferma arriva dai territori subantartici australiani delle isole Heard e McDonald, situate nell’Oceano Indiano meridionale a circa 4.000 chilometri da Perth, dove un’epidemia causata dal ceppo altamente patogeno H5N1 ha provocato una vera e mystery-free strage biologica: oltre 13.000 cuccioli di elefante marino meridionale sono morti nel giro di pochissimi mesi. Il disastro ambientale è stato documentato dagli scienziati del Programma Antartico Australiano. Giunti sulle spiagge vulcaniche dell’arcipelago per una serie di missioni di monitoraggio, i ricercatori si sono trovati davanti a uno scenario desolante, con chilometri di coste letteralmente disseminate di carcasse. I rilievi condotti sul campo e tramite l’ausilio di droni hanno registrato un tasso di mortalità senza precedenti: mediamente il 76% dei piccoli nati nella stagione è deceduto, con picchi drammatici che in alcune colonie specifiche hanno sfiorato il 97%. In un anno normale, la mortalità naturale dei cuccioli non supera mai il 5%. I test genetici condotti nei laboratori del CSIRO (l’ente di ricerca scientifica australiano) hanno tolto ogni dubbio, confermando la presenza del virus H5. Sebbene l’epidemia abbia colpito duramente gli elefanti marini, le analisi hanno rivelato che il contagio si è esteso a macchia d’olio sull’intero ecosistema insulare. Sono state riscontrate positività anche tra le foche pellicciate antartiche, i pinguini reali, i pinguini papua e diverse specie di uccelli marini, tra cui i petrelli. Ma come ha fatto un virus originariamente legato ai volatili a compiere una simile strage tra i mammiferi marini in un luogo così isolato? Gli epidemiologi ritengono che il patogeno sia stato introdotto nell’agosto precedente da uccelli migratori infetti provenienti dalle Isole Crozet, un arcipelago subantartico francese che dista circa 1.800 chilometri. La facilità con cui il virus H5N1 riesce a saltare da una specie all’altra rappresenta la minaccia più grave. Gli elefanti marini e le foche vivono in colonie riproduttive densamente popolate, dove la vicinanza fisica tra gli individui favorisce una trasmissione rapidissima del patogeno per via aerea o tramite il contatto con superfici e acque contaminate dagli escrementi degli uccelli. Questa strage rappresenta la prima rilevazione ufficiale del virus H5N1 in un territorio d’oltremare australiano e segna una preoccupante avanzata del patogeno verso est, stringendo il cerchio attorno all’Australia continentale. Le autorità scientifiche e governative hanno innalzato i livelli di allerta biologica e intensificato il monitoraggio costiero: il timore principale è che l’aviaria possa presto raggiungere e decimare le colonie di leoni marini australiani, una specie già fortemente minacciata e classificata a rischio estinzione.