Curiosità Pet therapy Firenze. Musa e fusa: Il gatto Pitagora porta il sorriso tra i piccoli pazienti. Di PetNews24 Scritto: 4 Maggio 2026 5 minuto/i di lettura Non più solo cani: per la prima volta un gatto entra ufficialmente in corsia. Tra fusa, momenti di gioco e una relazione profonda, prende il via una sperimentazione che promette di portare nuova serenità ai piccoli pazienti. Al Meyer di Firenze, la cura ha un nuovo volto: quello di Pitagora, un gatto dal mantello rosso e dall’indole placida capace di regalare sorrisi dove c’è sofferenza. Senza camice, ma con una straordinaria sensibilità, Pitagora è il primo felino a unirsi ufficialmente ai progetti di pet therapy dell’ospedale. Si tratta di un traguardo storico per il pediatrico fiorentino che, insieme ad Antropozoa, scrive oggi un nuovo capitolo di una tradizione pionieristica lunga oltre venticinque anni. Il debutto di Pitagora è avvenuto nel cuore della fragilità: due ore tra le fusa nel reparto di Psichiatria dell’infanzia e dell’adolescenza. Se per decenni il Meyer — primo ospedale pubblico in Italia a inserire la pet therapy nei protocolli clinici — ha puntato sull’entusiasmo dei cani, oggi il progetto evolve. L’introduzione di un gatto nasce da una necessità clinica precisa: offrire una presenza discreta a chi fatica a fidarsi. Con la sua calma, Pitagora facilita il contatto fisico e apre canali di accudimento emotivo profondi, parlando un linguaggio familiare a molti ragazzi. Il progetto, reso possibile dal sostegno della Fondazione Meyer, prevede una visita settimanale di Pitagora in ambienti sanificati con estrema cura. Ogni incontro è frutto di un lavoro di squadra: un’équipe multidisciplinare di medici e infermieri individua i pazienti più idonei, mentre il gatto opera sotto la supervisione di esperti come la psicologa Francesca Mugnai e l’operatore Alexis Gerakis. Fondamentale è anche il ruolo di veterinari ed etologi, impegnati a garantire che il benessere del felino sia sempre tutelato. La scelta di integrare un gatto nel percorso di cura nasce da precise motivazioni cliniche. A differenza del cane, il felino attiva dinamiche relazionali uniche, ideali per pazienti con fragilità emotive o difficoltà nel riporre fiducia negli altri. Attraverso gesti quotidiani come l’accudimento e il gioco, Pitagora diventa un vero catalizzatore terapeutico: la sua presenza stimola le funzioni cognitive — come memoria e attenzione — e facilita la comunicazione non verbale. In gruppo, il gatto agisce come un ‘facilitatore sociale’, promuovendo spontaneità e partecipazione anche nei casi più complessi. Il tocco di Pitagora agisce su più livelli: le sue fusa sono un antidoto naturale contro ansia e isolamento, mentre la sua presenza discreta risveglia funzioni cognitive come memoria e attenzione. Interagire con lui sprona i ragazzi a superare i propri limiti, alimentando l’autostima e la capacità di gestirsi. In questo scenario, il felino funge da vero ‘ponte’ sociale, facilitando il dialogo e insegnando la pazienza. Il progetto — ribattezzato simbolicamente Teorema di Pitagora — si pone l’obiettivo di quantificare questi benefici psicologici, rendendo la pet therapy felina una colonna portante della cura dei più giovani.