Home Attualità Torre Flavia (RM). È ancora allarme: catturate altre due “tartarughe killer”.

Torre Flavia (RM). È ancora allarme: catturate altre due “tartarughe killer”.

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Le autorità raccomandano estrema cautela: la tartaruga azzannatrice è una specie invasiva e pericolosa, nota per la sua capacità di infliggere morsi estremamente violenti e per la sua rapida diffusione sul territorio.

Con la sua corporatura massiccia e un becco tagliente capace di morsi invalidanti, la tartaruga azzannatrice non è più una rarità esotica, ma una minaccia concreta alle porte di Roma. Gli ultimi due esemplari di questa specie, nota per la spiccata aggressività, sono stati recuperati nella riserva di Torre Flavia, tra Ladispoli e Cerveteri. Come riportato da Il Messaggero, i ritrovamenti sono avvenuti in rapida successione: il primo grazie alla segnalazione di alcuni volontari durante un evento ambientale, il secondo individuato poco dopo lungo un sentiero utilizzato dai pescatori. La frequenza dei recuperi fa temere che il rettile si sia ormai stabilizzato nel territorio laziale.

La Chelydra serpentina, originaria del Nord America, è classificata come specie aliena invasiva. Nonostante i divieti di vendita e detenzione in Italia, il commercio illegale e gli abbandoni ne hanno causato la diffusione. Oltre al danno ambientale, l’animale rappresenta un rischio per l’incolumità pubblica: grazie a un collo estensibile e a uno scatto fulmineo, può infliggere morsi devastanti. L’etologo Andrea Lunerti, veterano di oltre 25 recuperi tra aree urbane e rurali, sottolinea la gravità della situazione. Per arginare il fenomeno, si sta ricorrendo alle basking trap, piattaforme galleggianti progettate per catturare gli esemplari mentre si espongono al sole.

L’ipotesi degli esperti è che nella riserva di Torre Flavia sia in atto una riproduzione spontanea, avviata probabilmente da una femmina avvistata in passato. Questa presenza minaccia seriamente la biodiversità locale: in assenza di predatori, la Chelydra serpentina altera gli equilibri naturali sottraendo risorse alle specie autoctone. Per indagare il fenomeno, partirà a breve uno studio basato su analisi morfologiche e test del DNA, volto a stabilire eventuali legami di parentela tra gli esemplari e a mappare con precisione la loro diffusione sul territorio.

Il monito delle autorità e degli ambientalisti è categorico: non tentate in alcun modo l’approccio con l’animale. Qualora doveste avvistarne uno, è fondamentale restare a debita distanza e segnalare prontamente la posizione chiamando il Numero Unico di Emergenza (112).

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