Home Curiosità Microchip per pecore e capre: scetticismo in Veneto per la paura del soffocamento.

Microchip per pecore e capre: scetticismo in Veneto per la paura del soffocamento.

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Nei pascoli del Veneto un’insolita preoccupazione sta agitando le comunità degli allevatori di ovini e caprini. La diffusione di voci relative alla presunta pericolosità dei dispositivi di identificazione elettronica ha innescato un’ondata di scetticismo, spingendo diversi operatori del settore a temere per la salute dei propri capi. Al centro del dibattito c’è l’utilizzo del cosiddetto bolo ruminale, una capsula in ceramica contenente un microchip che viene somministrata per via orale agli animali e destinata a depositarsi nel loro prestomaco.

L’allarme, diffatosi principalmente attraverso il passaparola e alcune chat di settore, sostiene che questa procedura provochi il soffocamento frequente di pecore e capre, generando blocchi intestinali o lesioni interne mortali. L’idea che un oggetto solido debba essere fatto inghiottire a un ruminante ha trovato terreno fertile nei timori di chi vede nel metodo una pratica invasiva e potenzialmente rischiosa per il benessere del gregge.

Di fronte al diffondersi di queste notizie, la Federazione degli allevatori è intervenuta con fermezza per smentire ogni pericolo e fare chiarezza sulla reale natura della tecnologia. I tecnici spiegano che il bolo ruminale è uno strumento ampiamente testato e utilizzato da anni a livello internazionale. La conformazione, il peso e la superficie levigata del dispositivo sono progettati specificamente per consentire un passaggio fluido attraverso l’esofago, permettendo alla capsula di posizionarsi in modo permanente nel reticolo senza causare alcun fastidio o danno all’apparato digerente dell’animale.

Oltre a garantire la sicurezza sanitaria, la Federazione ha ribadito l’importanza fondamentale di questo sistema sul piano della tracciabilità e della tutela legale. A differenza delle marche auricolari tradizionali, che possono staccarsi accidentalmente o essere manomesse, il microchip intramuscolare o ruminale offre un’identificazione certa e inalterabile. Questo meccanismo rappresenta un presidio decisivo per contrastare i furti di bestiame, combattere il commercio clandestino e garantire ai consumatori la massima trasparenza sulla provenienza delle carni e dei prodotti lattiero-caseari.

Il richiamo delle istituzioni di categoria punta dunque a rassicurare i lavoratori del comparto aziendale e a fermare la disinformazione. L’adozione delle tecnologie di identificazione digitale non costituisce una minaccia per la sopravvivenza degli animali, bensì uno strumento indispensabile per ammodernare il settore zootecnico e proteggere gli allevamenti virtuosi dalle frodi e dalla concorrenza sleale.

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