Comunicato stampa Cronaca SOS Animali ISPRA. Record di lupi morti in Italia e primo attacco a un uomo nel 2026. Di PetNews24 Scritto: 13 Maggio 2026 8 minuto/i di lettura Lupi: in 4 mesi 190 morti in Italia, è record. Un primo caso di aggressione ad un uomo Un primo probabile attacco documentato a una persona nel 2026 si inserisce in un clima già segnato da predazioni, allarmi nei territori, avvistamenti vicino alle abitazioni e crescenti tensioni sulla gestione del lupo in Italia Salgono a 190 i lupi trovati morti sulle strade e nei boschi italiani nei primi quattro mesi del 2026. A questi si aggiungono 9 lupi feriti o catturati e 4 rilasciati in natura. Parallelamente, l’Osservatorio Lupo ha registrato 46 avvistamenti, 47 episodi di predazione e 6 casi di incontro diretto, minaccia o attacco nei confronti dell’uomo. Tra questi episodi, purtroppo, va segnalato anche quello che sembra essere il primo caso documentato nel 2026 di aggressione di un lupo ai danni di una persona. L’episodio è avvenuto il 13 febbraio ad Abbateggio, in provincia di Pescara, dove un uomo sarebbe stato aggredito e morso da un lupo mentre usciva dalla propria abitazione, riportando ferite multiple e la frattura di un osso della mano. Il caso riapre il tema della crescente frequentazione dei centri abitati da parte della specie e delle criticità legate alla presenza stabile del lupo in contesti antropizzati. Le informazioni raccolte dall’Osservatorio provengono da quotidiani, social network, segnalazioni territoriali e fonti istituzionali, tra cui il Dead Wolf Tracker dell’IZSLT, il Centro Grandi Carnivori e il Servizio Forestale della Provincia di Bolzano. L’Osservatorio ringrazia inoltre l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana, guidato dal commissario Stefano Palomba, per la collaborazione attiva sul monitoraggio. Nel dettaglio, le cause di morte confermano il peso dominante delle pressioni antropiche: 70 lupi risultano morti per investimenti stradali o ferroviari, prima causa accertata. Seguono 61 casi con causa non determinata o non disponibile, 29 avvelenamenti certi o probabili, 9 traumi generici o altre cause, 8 riconducibili a bracconaggio, arma da fuoco o uccisione illegale, 7 casi legati a patologie, morte naturale o deperimento e 7 di competizione intra/inter-specifica o predazione. La distribuzione geografica mostra una diffusione capillare del fenomeno. Le regioni con più lupi morti risultano Piemonte con 33 casi, Abruzzo e Toscana con 29 ciascuna, Emilia-Romagna con 26, Trento con 12 e Puglia con 11. Seguono Lazio con 8, Basilicata con 7, Campania e Lombardia con 6 ciascuna, Marche e Molise con 5, Liguria con 4, Bolzano con 3, Calabria, Friuli Venezia Giulia e Umbria con 2, Veneto con 1. Il bimestre marzo-aprile è stato inoltre segnato da episodi particolarmente gravi. Nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise si è registrata una vera e propria strage di lupi, con numerosi esemplari rinvenuti morti e il sospetto di avvelenamento tramite esche tossiche. In Toscana, nell’area pisana, diversi lupi sono stati uccisi, decapitati e lasciati esposti in luoghi pubblici, un segnale allarmante di escalation del conflitto e di crescente brutalità nei confronti della specie. Nel frattempo ISPRA ha aggiornato le quote massime regionali di prelievo previste dal nuovo schema nazionale di gestione del lupo, portando il totale potenzialmente prelevabile a 180 esemplari a livello nazionale. L’incremento, rispetto alle precedenti soglie, deriva esclusivamente dall’aggiornamento delle stime relative alle Regioni e Province autonome alpine sulla base del monitoraggio 2023-2024 realizzato nell’ambito del progetto LIFE WolfAlps EU, che ha rivisto al rialzo le quote di Piemonte, Liguria, Lombardia, Veneto, Trento e Bolzano. Il nuovo sistema definito da ISPRA prevede che le quote siano calcolate applicando una soglia cautelativa pari al 5% della popolazione stimata, distribuita tra Regioni e Province autonome in funzione dell’area occupata dalla specie. La relazione ISPRA individua inoltre precisi criteri tecnici per classificare le situazioni considerate critiche o a rischio. Tra questi: la presenza di “hotspot di danno” caratterizzati da predazioni ricorrenti sugli allevamenti, aziende colpite da almeno due eventi di predazione nell’arco di 30 giorni, frequentazione stabile di contesti antropizzati, presenza abituale di lupi nei centri abitati e comportamenti confidenti verso l’uomo. Il confronto tra le nuove quote ISPRA e i dati raccolti dall’Osservatorio evidenzia tuttavia un elemento particolarmente critico: in diverse regioni il numero di lupi già trovati morti supera le soglie teoriche di prelievo previste dal nuovo sistema nazionale. È il caso dell’Abruzzo, dove a fronte di una quota ISPRA di 9 esemplari risultano già 29 lupi morti dall’inizio dell’anno; dell’Emilia-Romagna con 26 lupi morti contro una quota di 15; del Piemonte con 33 casi contro 23; della Toscana con 29 contro 22; del Trentino con 12 contro 6; della Lombardia con 6 contro 4 e del Molise con 5 contro 4. Questi dati mostrano come la mortalità reale della specie, in larga parte legata a cause antropiche, abbia già raggiunto o superato in alcuni territori livelli superiori alle stesse soglie teoriche individuate per eventuali prelievi legali.