Curiosità Oltre l’istinto: la complessa realtà delle madri nel mondo animale. Di PetNews24 Scritto: 11 Maggio 2026 5 minuto/i di lettura La Festa della Mamma rende omaggio a un legame ancestrale e universale che unisce ogni genitrice alla propria prole. Nel contesto umano, questa relazione si manifesta attraverso un intreccio profondo di dedizione, istinto protettivo e costante tenerezza. Se però osserviamo la natura nel suo insieme, il quadro si fa decisamente più articolato. Esistono infiniti modi di “essere madre”, frutto di un’evoluzione millenaria volta a un unico fine: la sopravvivenza della specie. Si va dalla solidarietà delle elefantesse, che creano vere reti di supporto familiare, all’estremo sacrificio del polpo, che si lascia morire per vegliare sulle uova, fino al pragmatismo di api e formiche, dove la regina delega la crescita delle larve alle operaie. L’errore più comune è giudicare questi atti con parametri morali umani, definendoli “buoni” o “crudeli”; nella realtà selvatica, le uniche bussole sono la selezione naturale e il successo riproduttivo. Il koala (Phascolarctos cinereus), l’iconico marsupiale australiano oggi classificato come vulnerabile dall’IUCN, è spesso protagonista di un curioso malinteso. Circola spesso l’idea che le madri nutrano i piccoli con i propri escrementi, un comportamento che scatena reazioni di disgusto se osservato con sensibilità umana. La biologia, tuttavia, ci offre una prospettiva affascinante e necessaria: non si tratta di comuni feci, ma del pap, una sostanza prodotta nell’intestino cieco della madre. Questo materiale, morbido e pre-digerito, è un concentrato di microbi essenziali. Poiché il cucciolo nasce privo della flora batterica necessaria per neutralizzare la tossicità delle foglie di eucalipto, l’ingestione del pap è il passaggio chiave per “programmare” il suo microbiota. Quello che ai nostri occhi appare repellente è, in realtà, un sofisticato trasferimento di difese vitali. Un altro bersaglio frequente dei miti del web è il quokka (Setonix brachyurus), il piccolo marsupiale australiano tristemente noto come “l’animale più felice del mondo”. In realtà, il suo celebre sorriso è solo un tratto anatomico e non riflette affatto lo stato di vulnerabilità della specie, inserita nella Lista Rossa IUCN. Recentemente, la sua reputazione è stata macchiata da una leggenda metropolitana particolarmente cinica: l’idea che le madri “lancino” i piccoli ai predatori per garantirsi la fuga. Si tratta di una narrazione acchiappalike che distorce un comportamento biologico molto più complesso e involontario. Le evidenze scientifiche chiariscono che non c’è alcun “lancio” deliberato: in situazioni di pericolo estremo, la risposta fisiologica allo stress provoca il rilassamento involontario dei muscoli del marsupio. Durante la fuga, il cucciolo può scivolare fuori e, attirando inevitabilmente l’attenzione del predatore, finisce per concedere alla madre una via di scampo. È una dinamica drammatica, ma priva di intenzionalità morale. Questo ci ricorda quanto sia rischioso proiettare le nostre emozioni sul mondo animale: la femmina di koala non è “disgustosa” né quella di quokka “crudele”. Entrambe sono manifestazioni di strategie evolutive calibrate per un unico scopo: massimizzare le probabilità di sopravvivenza e il successo riproduttivo della specie.