Home Cavalli Siena. “Il Palio Patrimonio culturale dello Stato?” OIPA chiede un ripensamento.

Siena. “Il Palio Patrimonio culturale dello Stato?” OIPA chiede un ripensamento.

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Secondo l’associazione, appare inappropriato rendere “patrimonio culturale” una manifestazione che mette a repentaglio la vita di animali, esseri senzienti, tutelati ora anche dall’articolo 9 della Costituzione

Il Palio di Siena “patrimonio culturale dello Stato”? L’Organizzazione internazionale protezione animali (Oipa) presenterà istanza di accesso agli atti al Ministero della Cultura per conoscere l’avanzamento dell’iter avendo appreso del sopralluogo di un fotografo del Ministero stesso, come annunciato nei giorni scorsi dal Rettore del Magistrato delle Contrade Emanuele Squarci. Quest’ultimo è arrivato, come dichiarato da Squarci, “per fare un sopralluogo propedeutico allo scatto delle immagini ufficiali degli oggetti che ciascuna Contrada ha proposto come rappresentativi della propria essenza (…). Dopo il sopralluogo tornerà per le foto ufficiali necessarie per concludere il procedimento”.

L’associazione chiede al Ministero di evitare che, in nome del rispetto per gli animali, tema sempre più sentito dall’opinione pubblica, sia dato tale riconoscimento alla competizione.

Secondo l’Oipa, appare inappropriato rendere “patrimonio culturale” una manifestazione che mette a repentaglio la vita di animali, esseri senzienti, tutelati ora anche dall’articolo 9 della Costituzione. Occorre ricordare che nel 2018 la competizione causò la morte di Raol, cavallo simbolo delle vittime del Palio, e appena lo scorso agosto si sono infortunati Abbasantesa e Antine Day, entrambi di sette anni, che hanno dovuto subire un ricovero in una clinica veterinaria dove sono stati operati per le fratture riportate.

«La pista del Palio di Siena continua a mettere a rischio l’incolumità degli animali e degli stessi fantini, senza considerare l’ombra del doping che più di una volta si è allungata sulla gara», commenta il presidente dell’OipaMassimo Comparotto. «Basta Palii, basta Quintane, basta Giostre con l’uso dei cavalli su piste inidonee: tornei anacronistici che non hanno più ragione d’essere in un’epoca dove cresce e si consolida una sensibilità, sostenuta anche dagli orientamenti giuridici e giurisprudenziali, che non vuole usi e abusi sugli animali».

Il riconoscimento richiesto è probabilmente propedeutico alla candidatura Unesco. Lo scorso agosto il presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, alla vigilia della rovinosa corsa, dichiarò che «occorre riprendere l’iniziativa insieme al Comune e al Magistrato delle Contrade per il riconoscimento del Palio di Siena quale patrimonio culturale immateriale Unesco».

Scorrendo la Lista rappresentativa del Patrimonio culturale immateriale italiano dell’Unesco si vede come d’altra parte vi siano inseriti anche contesti nei quali gli animali vengono usati, dopo addestramenti, per l’”uso umano”, quali la Falconeria e la Cerca e cavatura del tartufo in Italia. Nel primo caso si allevano e addestrano falchi per l’attività venatoria, cioè per cacciare prede; nel secondo caso si allevano e addestrano cani per la ricerca del prezioso fungo: un’attività che purtroppo, in alcune comunità, scatena rivalità e sabotaggi. È notizia di pochi giorni fa che 15 i cani da tartufo sono stati avvelenati a San Pietro Avellana, in provincia di Isernia, come hanno testimoniato le guardie zoofile della stessa Oipa.

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