Attualità Curiosità Salute e benessere Antiparassitari orali: lo studio che rivela i rischi per l’ecosistema. Di PetNews24 Scritto: 3 Marzo 2026 4 minuto/i di lettura Dietro il nome tecnico di isoxazoline si nasconde una famiglia di ectoparassiticidi che, dal loro debutto nel 2013, sono diventati un pilastro nella lotta contro pulci e zecche. Sebbene la loro somministrazione in compresse sia estremamente pratica per chi possiede un cane o un gatto, un recente studio pubblicato su Environmental Toxicology and Chemistry solleva seri dubbi sulla loro sicurezza ecologica. Queste sostanze, infatti, presentano un’elevata tossicità ambientale, minacciando indiscriminatamente la vasta categoria degli artropodi e non limitandosi a colpire i parassiti target. Sebbene presenti sul mercato da poco più di un decennio, gli antiparassitari a base di isoxazoline hanno conquistato rapidamente il settore veterinario grazie alla loro elevata efficacia e alla capacità di offrire una protezione prolungata contro un vasto spettro di parassiti, incluse pulci e zecche. Tuttavia, questa potenza d’azione nasconde un rovescio della medaglia ecologico: come già evidenziato dall’Agenzia Europea per i medicinali (EMA), queste molecole tendono a contaminare interi ecosistemi, minacciando la sopravvivenza degli insetti non target che ne costituiscono la base. Il percorso di contaminazione è lineare quanto preoccupante: una volta somministrato il farmaco, i principi attivi delle isoxazoline transitano nell’organismo del pet rimanendo biochimicamente stabili. Questi vengono poi rilasciati nell’ambiente attraverso deiezioni (feci e urina) e persino tramite la muta del pelo. Secondo la ricerca condotta dalla Vetagro Sup di Lione, l’impatto è devastante per la fauna entomofila che interagisce con questi scarti: insettivori essenziali come lo scarabeo stercorario, mosche e diverse specie di farfalle subiscono direttamente gli effetti tossici di queste molecole ancora attive. Le ripercussioni ecologiche superano il danno diretto alle singole specie: gli insetti colpiti sono infatti attori fondamentali nel ciclo dei nutrienti, responsabili della decomposizione delle deiezioni e della rigenerazione del suolo. La contaminazione di questi ‘primi consumatori’ innesca una reazione a catena che destabilizza l’intero equilibrio ambientale. Tuttavia, la sostituzione delle isoxazoline non rappresenta una soluzione definitiva. Esse costituiscono solo l’ultimo capitolo di una criticità sistemica che riguarda l’intera categoria degli antiparassitari: dalle molecole che inquinano le falde acquifere a quelle letali per la fauna coprofaga, l’uso massivo e ininterrotto di questi farmaci alimenta un rilascio costante di tossine negli habitat naturali. La consapevolezza attuale conferma che nemmeno le isoxazoline sono riuscite a spezzare questo circolo vizioso.