Home Attualità Fuga al Borgo Incantato: dove il cuore dell’Umbria batte per gli animali liberi.

Fuga al Borgo Incantato: dove il cuore dell’Umbria batte per gli animali liberi.

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Per raggiungere il Borgo Incantato, bisogna risalire una lunga strada sterrata che si snoda tra i rilievi umbri, non lontano da Spoleto. Immerso nel silenzio di un bosco secolare, questo hotel con ristorante e fattoria didattica sembra sospeso in un’altra dimensione. È un luogo che dà sostanza al proprio nome solo una volta varcata la soglia: qui, a darti il benvenuto non sono le persone, ma Marcellina e Carolina. Una capretta e una mucca che, con naturalezza e senza fretta, incrociano il cammino dei nuovi arrivati, padrone assolute di questo angolo di paradiso.

Al Borgo Incantato non esiste una soglia fisica da varcare; l’ingresso è un mutamento sottile dello spirito. Questo antico convento del Duecento, sapientemente restaurato, è immerso in novantasei ettari di boschi e prati dove la natura smette di essere cornice per farsi guida. Qui gli spazi rifiutano le logiche del turismo tradizionale: non ci sono confini tra il regno animale e quello umano. Gli ospiti e gli abitanti a quattro zampe condividono gli stessi sentieri, muovendosi in una libertà che trasforma ogni incontro in una relazione spontanea e sempre diversa.

Il cuore pulsante del progetto risiede in un atto di pura accoglienza: dare rifugio a chi è stato dimenticato o ferito dallo sfruttamento e dall’abbandono. Qui non troverete spettacoli né scene artefatte; la vicinanza con gli animali è un’opportunità, mai un obbligo. Tutto si gioca su un equilibrio delicato tra fiducia e riserbo, tra il desiderio di conoscersi e il diritto alla distanza. L’incontro accade, semplicemente, in uno spazio protetto dove la libertà individuale è l’unica condizione necessaria.

In questa oasi convivono mucche, daini, cinghiali, alpaca e asini sardi, mentre ai margini del bosco si scorgono le sagome di cervi e lupi, tessere dello stesso mosaico naturale. A vegliare su questo equilibrio ci sono sei pastori del Caucaso, custodi di un ordine silenzioso che non ha bisogno di imposizioni. «Il Borgo è un’esperienza riservata a chi nutre un amore autentico per gli animali», racconta il proprietario Giulio Jacaroni, che ha dato vita a un rifugio diffuso per creature salvate da sfruttamento e dolore. Qui l’invito è radicale: non si viene per “osservare uno spettacolo”, ma per scardinare la propria logica e abbracciare un diverso modo di pensare. In questo “Paradiso degli Animali” non esistono copioni: le storie si rivelano nei dettagli — un passo avanti, un’improvvisa timidezza, un contatto cercato e poi negato. Perché qui ogni creatura ha il proprio tempo, e quasi mai segue il ritmo frenetico degli uomini.

Tutto ha avuto inizio con un incontro speciale: quello con Cinghy, un cucciolo di cinghiale che ha dato il via a una visione di accoglienza senza confini. Da quel primo gesto è nata una comunità variegata, capace di autoregolarsi senza gerarchie imposte dall’alto. L’esperienza nel bosco inizia con un breve orientamento, un misto di consigli pratici e riflessioni sull’etologia, prima di addentrarsi tra gli alberi insieme a Giulio. Qui il cammino si fa lento e consapevole: non esistono sentieri prestabiliti o incontri programmati. A volte la distanza tra uomo e animale rimane incolmabile; altre volte, in un istante imprevisto, qualcuno decide di avvicinarsi, regalando un momento di rara connessione.

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