Attualità Curiosità Tagliola al ddl Caccia: la protesta contro il concetto di “bioregolatore”. Di PetNews24 Scritto: 29 Settembre 2026 4 minuto/i di lettura Il dibattito sulla gestione della fauna selvatica e sull’attività venatoria in Italia si arricchisce di un nuovo capitolo di forte scontro politico e sociale. Al centro della bufera c’è la cosiddetta “tagliola” applicata al disegno di legge sulla caccia, una mossa procedurale che ha scatenato la reazione immediata di associazioni ambientaliste, animalisti e forze d’opposizione. Il punto nodale della controversia risiede nell’introduzione della figura del “bioregolatore”, un neologismo tecnico impiegato all’interno del testo normativo per ridefinire il ruolo del cacciatore nella gestione degli equilibri ambientali e delle popolazioni animali. La protesta nasce dalla convinzione che questo termine rappresenti un tentativo di edulcorare, attraverso una formula lessicale neutrale, una realtà ben precisa. Chi contestava la riforma sostiene che attribuire la qualifica di bioregolatore a chi pratica la caccia equivalga a una vera e propria operazione di facciata, pensata per legittimare l’estensione dei periodi e dei luoghi di sparo sotto la veste di una presunta necessità scientifica ed ecologica. Dietro la definizione tecnica si celerebbe, secondo i critici, la semplice volontà di deregolamentare l’attività venatoria, consentendo interventi anche in contesti finora tutelati e delegando ai privati funzioni che dovrebbero spettare al controllo pubblico e alla tutela ambientale. Dall’altro lato, i sostenitori del provvedimento avevano difeso la scelta linguistica e concettuale argomentando come la presenza eccessiva di alcune specie, in particolare i cinghiali, richieda strumenti straordinari di contenimento per prevenire danni all’agricoltura e rischi per la salute pubblica, come la peste suina. Nella loro visione, il cacciatore formato e integrato nei piani di abbattimento selettivo diventa una figura di supporto indispensabile, un attore operativo al servizio dell’equilibrio territoriale. L’uso della tagliola parlamentare ha bloccato il corso del testo, ma non ha placato la polemica culturale e politica. L’episodio dimostra come il linguaggio utilizzato nelle leggi non sia mai neutrale, soprattutto quando tocca temi sensibili come il benessere degli animali e la tutela della biodiversità. La battaglia attorno al concetto di bioregolatore evidenzia una frattura profonda tra due visioni contrapposte: da una parte chi considera l’intervento venatorio una forma impropria di gestione della natura, dall’altra chi lo ritiene un tassello necessario per la convivenza tra fauna selvattica ed attività umane.