Home Attualità Ripopolamento faunistico e caccia: i veri numeri degli animali immessi in Italia.

Ripopolamento faunistico e caccia: i veri numeri degli animali immessi in Italia.

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Ogni anno nei boschi, nelle campagne e lungo le colline d’Italia si svolge una pratica gestionale ed economica di grandi dimensioni ma raramente al centro del dibattito pubblico: il ripopolamento faunistico a scopo venatorio. Questa attività consiste nella liberazione controllata di milioni di esemplari di selvaggina, allevati in cattività o catturati in zone di rispetto, con l’obiettivo prioritario di sostenere la pressione della caccia e garantire una presenza costante di prede durante la stagione venatoria.

I numeri complessivi legati a questo fenomeno sono imponenti e toccano cifre da capogiro, con stime che parlano di svariate centinaia di migliaia di animali immessi annualmente sull’intero territorio nazionale. La gran parte di questo contingente è costituita dalla cosiddetta piccola selvaggina stanziale, in particolar modo fagiani, lepri, pernici e starne. Soltanto per quanto riguarda i fagiani, ad esempio, le immissioni sommano centinaia di migliaia di individui ogni stagione, provenienti in prevalenza da strutture di allevamento intensive specializzate, nati e cresciuti in gabbia o in voliere di preambientamento prima di essere liberati nell’ambiente naturale.

A questi numeri si aggiungono poi i ripopolamenti storici dei grandi ungulati, una pratica che in passato ha visto l’introduzione massiccia di cinghiali, spesso di ceppo centro-europeo o incrociati con maiali domestici, per incrementare la disponibilità di capi da abbattere. Sebbene l’immissione di cinghiali sia oggi fortemente limitata o vietata dalla legge a causa dell’esplosione demografica della specie e dei gravi danni arrecati all’agricoltura e alla biodiversità, l’eredità di quelle passate politiche di ripopolamento pesa ancora enormemente sull’equilibrio ecologico di molte regioni italiane.

Le dinamiche del ripopolamento sollevano importanti questioni sia di carattere scientifico sia di tutela ambientale. Molti degli animali allevati e poi liberati possiedono uno scarso patrimonio genetico naturale e ridotte capacità di adattamento alla vita selvatica. Studi condotti sul tasso di sopravvivenza dei fagiani e delle lepri di allevamento dimostrano infatti che una percentuale altissima di questi esemplari muore entro poche settimane dal rilascio, non solo a causa degli abbattimenti dei cacciatori, ma anche per l’incapacità di procurarsi il cibo, per lo stress da ambientamento o per la forte vulnerabilità di fronte ai predatori naturali.

Inoltre, il continuo afflusso di esemplari allevati rischia di alterare le popolazioni selvatiche autoctone attraverso fenomeni di inquinamento genetico e la trasmissione di patologie parassitarie o infettive. Il contrasto tra chi considera il ripopolamento uno strumento indispensabile per la gestione delle risorse venatorie e chi lo valuta come una pratica artificiale e dannosa per gli ecosistemi rimane aperto, rendendo la trasparenza sui numeri reali e sulle modalità di rilascio un passaggio fondamentale per il futuro della conservazione della natura in Italia.

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