Attualità Curiosità Adottare un animale da laboratorio: tutto quello che c’è da sapere. Di PetNews24 Scritto: 13 Aprile 2026 6 minuto/i di lettura Negli Stati Uniti, si sta diffondendo la pratica di ricollocare cani, gatti e roditori presso nuove famiglie al termine dei protocolli di ricerca. Tuttavia, questo processo di reinserimento presenta diverse complessità operative e comportamentali. Sei anni fa, la vita di un giovane coniglio bianco della Nuova Zelanda è cambiata per sempre grazie a Mallory Cormier. Il piccolo, battezzato Chickpea, si distingueva per le orecchie lunghe come gambi di sedano e un buffo ciuffo a mo’ di cresta. Appena liberato dalla gabbia provvisoria per correre nel salotto di casa, Chickpea ha iniziato a saltare freneticamente, assaporando una libertà mai provata prima. La sua storia, però, era iniziata tra le mura di un laboratorio: destinato alla soppressione a causa di una ferita alla zampa, il piccolo è stato salvato da Cormier dopo la segnalazione di un conoscente che lavorava nella struttura. Oggi, per Mallory Cormier, non c’è gioia più grande che osservare il suo coniglio muoversi in totale libertà. “In laboratorio viveva in uno spazio che gli consentiva appena di girarsi o sdraiarsi; non poteva nemmeno saltare”, spiega Cormier, professionista nel settore veterinario in Connecticut. “Vederlo finalmente libero di balzare ovunque è stata un’emozione indescrivibile.” L’esistenza degli animali impiegati nella ricerca scientifica rimane spesso un segreto confinato all’interno dei laboratori. Si stima che, ogni anno, negli Stati Uniti vengano utilizzati oltre 100 milioni di esemplari, con una netta prevalenza di roditori. Tuttavia, i dati del Dipartimento dell’Agricoltura (USDA) per il 2024 evidenziano numeri significativi anche per altre specie: oltre 12.000 gatti, 40.000 cani e 100.000 primati. Sebbene la prassi standard preveda l’eutanasia al termine dei test per l’analisi dei tessuti, una “seconda vita” è possibile per quegli animali impiegati come gruppi di controllo, riproduttori o in studi non invasivi. La mia storia con gli animali ex-laboratorio è iniziata nel 2013, quando ho accolto nella mia vita Hammy, un beagle che aveva passato quasi quattro anni in una struttura di ricerca in Virginia. Nonostante il mistero sulle sue esperienze passate, il nostro legame è stato istantaneo. Nella nostra casa di Washington, D.C., mi sono dedicata interamente a fargli riscoprire il senso di sicurezza. Guardando Hammy fiorire in un mondo così lontano dalla sua prigionia, sono nati in me degli interrogativi profondi: perché non si parla di più di queste adozioni? Chi lavora per dare loro una casa? E soprattutto, quanto è complesso il cammino verso la normalità per specie diverse dai cani? Il panorama delle adozioni post-ricerca è in forte evoluzione. Se in passato il ricollocamento era un’iniziativa sporadica limitata a dipendenti o studenti universitari, oggi 17 Stati americani impongono per legge che cani e gatti sani vengano resi adottabili al termine dei test. Un caso emblematico è avvenuto nel 2022, quando oltre 4.000 beagle hanno trovato casa in seguito alla chiusura del centro Envigo RMS, accusato dalle autorità federali di gravi violazioni del benessere animale. Realtà come il Kindness Ranch nel Wyoming sono in prima linea in questa missione, ricollocando ogni anno centinaia di animali. Tuttavia, il riscatto non riguarda solo gli animali domestici. Il Kindness Ranch ospita anche specie “da reddito” come lama, cavalli e maiali, reduci da studi veterinari o nutrizionali. Parallelamente, strutture come il Peaceable Primate Sanctuary e il Project Chimps si dedicano ai primati: nonostante il divieto di finanziamento alla ricerca sugli scimpanzé introdotto nel 2015, molti esemplari attendono ancora il trasferimento dai laboratori ai rifugi.