Cronaca Mondo L’invisibile pericolo nella notte: 11enne muore di rabbia dopo un contatto con un pipistrello. Di PetNews24 Scritto: 3 Luglio 2026 4 minuto/i di lettura Una tragedia risalente all’estate del 2024, ma portata alla luce da un recente studio del Canadian Medical Association Journal, ha scosso profondamente l’opinione pubblica canadese e riacceso i riflettori su un rischio sanitario spesso sottovalutato. Un bambino di 11 anni è deceduto in Ontario a causa della rabbia, contratta dopo un fugace contatto con un pipistrello mentre dormiva. Si tratta del primo caso registrato nella provincia dal 1967. Il dramma solleva un allarme cruciale sulla prevenzione: la famiglia non aveva cercato cure mediche immediate poiché sul corpo del piccolo non vi era alcun segno visibile di morsi o graffi. Durante un soggiorno in un cottage nell’Ontario settentrionale, il bambino si è svegliato nel cuore della notte trovando un pipistrello appoggiato sul viso, tra il naso e la bocca. Dopo aver allontanato l’animale, il padre lo ha catturato con una pentola e liberato all’esterno. Non riscontrando ferite, sangue o segni evidenti sulla pelle del figlio, e non notando comportamenti insoliti nel chirottero, i genitori hanno ritenuto che il pericolo scampato fosse privo di conseguenze. Questa valutazione, purtroppo, si è rivelata fatale. I medici spiegano che i denti dei pipistrelli sono talmente minuscoli e affilati che i loro morsi possono risultare microscopici e virtualmente invisibili a occhio nudo I primi sintomi si sono manifestati diciannove giorni dopo l’accaduto. Il bambino ha iniziato ad avvertire un insolito formicolio e intorpidimento sul lato destro del viso, accompagnati da gonfiore e inappetenza. Inizialmente, una clinica locale ha ipotizzato una paralisi di Bell (una forma di paralisi facciale temporanea legata a infezioni virali comuni). Tuttavia, nel giro di ventiquattr’ore la situazione è precipitata: sono comparsi febbre alta, difficoltà a deglutire, allucinazioni visive e uno stato di grave confusione. Il successivo ricovero in terapia intensiva e i test molecolari (PCR) hanno confermato la diagnosi più temuta: encefalite da virus della rabbia. Nonostante il massimo supporto medico, il virus aveva già compromesso il sistema nervoso centrale in modo irreversibile. Il bambino è deceduto dopo 17 giorni di ricovero. La rabbia è una malattia virale quasi universalmente letale una volta che si manifestano i sintomi clinici. Esiste però un protocollo di profilassi post-esposizione (PEP) estremamente efficace, basato su immunoglobuline e vaccini, che se somministrato tempestivamente neutralizza il virus prima che raggiunga il cervello. La famiglia della giovane vittima ha acconsentito alla pubblicazione del caso clinico proprio con l’obiettivo di trasformare una perdita straziante in un severo ma necessario monito per la sicurezza di tutti.