Home Attualità Nuovo DDL caccia: come cambiano le regole in 10 punti chiave.

Nuovo DDL caccia: come cambiano le regole in 10 punti chiave.

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Dopo oltre trent’anni dall’approvazione della storica legge quadro n. 157 del 1992, l’Italia si appresta a riscrivere profondamente le regole dell’attività venatoria. Il Disegno di Legge sulla caccia (DDL 1552, a prima firma del senatore Lucio Malan) ha infatti ottenuto il via libera dal Senato ed è attualmente all’esame della Commissione Agricoltura alla Camera.

Il provvedimento è al centro di uno scontro accesissimo. Da un lato, la maggioranza e le associazioni venatorie lo difendono definendolo un aggiornamento necessario per la gestione del territorio e per contrastare l’emergenza di specie in sovrannumero (come i cinghiali). Dall’altro, le opposizioni e i movimenti ambientalisti ne denunciano la natura permissiva, ribattezzandolo polemicamente “DDL sparatutto”.

La prima vera rivoluzione è filosofica. La legge del 1992 metteva al centro la “protezione” degli animali selvatici; il nuovo testo affianca formalmente a questo principio quello di “gestione”. In pratica, l’attività venatoria viene riconosciuta come uno strumento attivo per regolare.

Il baricentro decisionale si sposta decisamente a livello locale. Le singole Regioni avranno molta più autonomia nella pianificazione faunistica e nella stesura dei calendari venatori. Cruciale è la modifica del ruolo dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale): i suoi pareri scientifici sui calendari non saranno più vincolanti, ma diventeranno puramente consultivi.

Attualmente un cacciatore, al momento del rilascio del tesserino, deve scegliere in via esclusiva un’unica tipologia di caccia (es. caccia vagante oppure da appostamento fisso). Il nuovo DDL cancella questa sanzione e questo vincolo, permettendo di praticare contemporaneamente diverse modalità venatorie.

La chiusura generale della stagione di caccia, tradizionalmente blindata entro il 10 febbraio per evitare la sovrapposizione con i delicati periodi di migrazione e riproduzione dei volatili, potrà subire degli slittamenti in avanti a discrezione delle Regioni.

L’elenco nazionale della fauna cacciabile viene aggiornato e ampliato. Tra le nuove specie inserite nel paniere del prelievo venatorio spiccano l’oca selvatica e il piccione.

Si allargano i confini fisici in cui è possibile sparare. Il testo prevede che anche i terreni di proprietà di enti pubblici e le foreste demaniali possano essere integrati nella pianificazione faunistico-venatoria regionale, aprendo teoricamente alla caccia in aree precedentemente interdette.

I valichi montani sono i “colli di bottiglia” utilizzati dagli uccelli migratori durante i loro lunghi viaggi. Finora la caccia vi era rigorosamente vietata. La riforma introduce nuovi e più stringenti parametri geometrici per definire un valico (come la quota minima fissata a 1.000 metri), riducendo di fatto le aree di divieto e consentendo l’attività in periodi precedentemente protetti.

Viene legalizzato l’uso di strumenti ottici ed optoelettronici per la visione notturna. Questa tecnologia – un tempo vietatissima per evitare vantaggi sleali sulla fauna – sarà ammessa principalmente per la caccia di selezione agli ungulati (come i cinghiali), per facilitare il contenimento dei danni all’agricoltura.

I “richiami vivi” (uccelli allevati in gabbia per attirare i loro simili con il canto) subiscono una forte deregulation. Per gli esemplari nati in cattività e regolarmente inanellati viene infatti eliminato qualsiasi limite numerico d’utilizzo.

Il lupo non diventa una specie cacciabile (resta protetto dalle direttive europee e internazionali). Tuttavia, il DDL ne modifica lo status formale a livello nazionale: pur rimanendo non cacciabile, non viene più definito come “rigorosamente protetto”, lasciando la porta aperta a futuri piani regionali di contenimento qualora si verificassero eccessivi conflitti con la pastorizia.

Se il testo dovesse superare anche l’esame della Camera senza modifiche sostanziali, l’Italia si troverà davanti alla riforma venatoria più radicale degli ultimi trent’anni, destinata a ridefinire non solo il ruolo del cacciatore, ma l’intera convivenza tra uomo e fauna selvatica nei nostri territori.

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