Attualità Curiosità Salute e benessere Cani e gatti calmano davvero lo stress? La scienza smentisce un luogo comune. Di PetNews24 Scritto: 6 Luglio 2026 7 minuto/i di lettura Siamo abituati a considerarlo un assioma indiscutibile: dopo una giornata estenuante passata tra scadenze di lavoro, traffico e impegni, non c’è niente di meglio che tornare a casa e sprofondare sul divano a coccolare il proprio cane o il proprio gatto. Nell’immaginario collettivo, gli animali domestici fungono da veri e propri “interruttori” biologici, capaci di spegnere l’ansia in pochi minuti. Eppure, una recente ricerca scientifica ha deciso di guardare oltre il mito, rivelando che i benefici emotivi dei nostri amici a quattro zampe potrebbero essere ampiamente sovrastimati. Lo studio, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica Frontiers in Psychology, mette in discussione il cosiddetto effetto “cuscinetto” (stress-buffering), ovvero l’idea che l’interazione diretta con un animale possa neutralizzare attivamente l’impatto psicologico degli eventi stressanti nel momento esatto in cui avvengono. Per evitare i limiti dei classici questionari retrospettivi – spesso influenzati dai ricordi distorti o dal desiderio inconscio dei proprietari di dipingere il rapporto con il proprio animale come idilliaco – i ricercatori, guidati dalla dottoressa Mayke Janssens della Open University, hanno adottato un approccio differente. Hanno monitorato in tempo reale 188 proprietari di cani e gatti per cinque giorni. Attraverso un’applicazione per smartphone, i partecipanti ricevevano dieci notifiche casuali al giorno, alle quali dovevano rispondere indicando il proprio livello di stress, le emozioni provate (positive o negative) e l’intensità dell’interazione con l’animale in quel preciso istante. Il risultato è stato un database imponente di quasi 8.000 report quotidiani. L’analisi dei dati ha confermato un dato di partenza: in linea generale, vivere e interagire con un animale domestico migliora l’umore, stimola emozioni positive e riduce il senso di solitudine. Tuttavia, quando la variabile “stress elevato” entrava in gioco, la magia svaniva. Interagire intensamente con il cane o con il gatto durante un momento di forte tensione non riduceva affatto l’impatto emotivo negativo dello stress. In parole povere, i proprietari si godevano la compagnia del proprio animale, ma continuavano a essere stressati e turbati esattamente come prima. L’interazione non offriva alcuna protezione aggiuntiva rispetto alla semplice, passiva presenza dell’animale nella stanza. Il dato più sorprendente emerso dalla ricerca riguarda però i proprietari di felini. Se nel caso dei cani l’interazione intensificata non aggiungeva e non toglieva nulla alla gestione dello stress, nel caso dei gatti si è registrato un effetto paradosso: chi interagiva di più con il proprio gatto nei momenti di forte tensione mostrava livelli di emozioni negative persino superiori rispetto a chi non lo faceva. Com’è possibile che un gatto che fa le fusa possa aumentare il malumore? Gli scienziati hanno avanzato un’ipotesi legata alla natura stessa dell’animale. Le interazioni con i gatti sono spesso guidate da dinamiche più passive, sottili e meno prevedibili rispetto a quelle con un cane. Un gatto può decidere di andarsene improvvisamente, può rifiutare il contatto o richiedere un’attenzione che in quel momento non coincide con il bisogno di supporto emotivo del padrone. Quando siamo fortemente stressati, la nostra tolleranza è minima e un’interazione non perfettamente sintonizzata con i nostri bisogni può amplificare la frustrazione, agendo da ulteriore elemento di disturbo anziché da sedativo. I ricercatori invitano a interpretare questi dati con equilibrio. Lo studio non afferma che i nostri animali non siano preziosi per il nostro benessere a lungo termine. Al contrario, il senso di connessione profonda, la routine quotidiana e la lotta all’isolamento sociale restano benefici solidi e documentati. La smentita della scienza si concentra sull’aspettativa irrealistica che riversiamo su di loro. Considerare il cane o il gatto come un farmaco d’emergenza a effetto immediato contro lo stress è un errore prospettico. Gestire le pressioni della vita quotidiana richiede strategie psicologiche complesse, spazi di decompressione personali e, talvolta, percorsi terapeutici umani. Pretendere che un cucciolo si faccia carico delle nostre scorie emotive quotidiane non solo è scientificamente inefficace, ma rischia di sovraccaricare un legame che dovrebbe rimanere fatto solo di affetto spontaneo e mutua compagnia.