Home Cronaca Il re dei cieli di Camogli non accetta rivali tecnologici.

Il re dei cieli di Camogli non accetta rivali tecnologici.

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Nello splendido scenario del borgo marinaro ligure, un drone commerciale è stato letteralmente “abbattuto” da uno stormo di gabbiani infuriati, finendo la sua corsa sul fondo del mare, l’episodio, che ha oscillato tra il comico e lo spettacolare, riaccende i riflettori sulla convivenza ormai sempre più tesa tra la fauna urbana e la tecnologia moderna.

Era una giornata perfetta per effettuare delle riprese aeree: mare calmo, il sole che baciava le iconiche facciate colorate dei palazzi di Camogli e una leggera brezza. Un videomaker professionista aveva appena fatto decollare il suo velivolo leggero per catturare la bellezza del porticciolo dall’alto. Tuttavia, non aveva fatto i conti con i veri proprietari dello spazio aereo locale.

Non appena il drone si è stabilizzato a qualche decina di metri d’altezza, emettendo il classico ronzio delle eliche, un nutrito gruppo di gabbiani (probabilmente Gabbiani reali) lo ha identificato come una minaccia immediata o, peggio, come un intruso nel proprio territorio di caccia.

La sequenza dell’attacco:

  • Fase 1 (Il pattugliamento): Due gabbiani si sono staccati dal gruppo iniziando a orbitare minacciosamente intorno al drone.
  • Fase 2 (L’affondo): Sfruttando la mezza luce, uno degli uccelli ha sferrato un colpo d’ala e di becco direttamente sul corpo macchina del velivolo.
  • Fase 3 (Il Crash): Sbilanciato dall’impatto e con un’elica danneggiata, il drone ha perso quota avvitandosi su se stesso.
  • Fase 4 (L’affondamento): Un sonoro plop a pochi metri dalla riva ha sancito la fine dei giochi. Il drone è colato a picco, portando con sé la scheda di memoria e ore di lavoro.

Non è la prima volta che volatili di grandi dimensioni manifestano aperta ostilità verso i droni. Ma perché i gabbiani odiano così tanto questi dispositivi?

Il fattore territoriale: Durante il periodo di nidificazione e svezzamento dei piccoli, i gabbiani diventano estremamente protettivi. Qualsiasi oggetto volante sconosciuto e rumoroso viene percepito come un predatore (come un falco o un’aquila) intenzionato a raggirare il nido; inoltre, il ronzio ad alta frequenza dei motori brushless dei droni può risultare fortemente irritante per l’udito sensibile degli uccelli, spingendoli all’attacco per pura esasperazione o difesa del cibo.

Tra i passanti e i turisti che affollavano la spiaggia e la palazzata di Camogli si sono registrate reazioni miste. C’è chi ha assistito alla scena con una punta di divertimento – tifando apertamente per la natura incontaminata – e chi invece ha solidarizzato con il pilota, rimasto a terra con il radiocomando “orfano” tra le mani.

I tentativi di localizzare il drone sul fondale si sono rivelati inutili a causa della profondità e delle correnti marine che caratterizzano quel tratto di costa della Riviera di Levante. Oltre al danno economico (un drone professionale può costare diverse migliaia di euro), resta la beffa di aver perso immagini che si preannunciavano mozzafiato.

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