Comunicato stampa Cronaca SOS Animali LNDC. DDL Caccia: “Il Governo fermi questo scempio”. Di PetNews24 Scritto: 1 Luglio 2026 10 minuto/i di lettura DDL Caccia, LNDC Animal Protection: “Il Governo fermi questo scempio. Accelerare l’approvazione sarebbe un insulto agli italiani, alla biodiversità e all’Europa” Dopo il sì del Senato cresce la preoccupazione per un possibile iter accelerato alla Camera. LNDC Animal Protection: “Questo provvedimento non tutela la natura ma gli interessi della lobby venatoria. Chiediamo ai deputati di respingerlo” LNDC Animal Protection esprime la propria fortissima preoccupazione per la possibilità che il Disegno di Legge n. 1552, noto come “DDL Caccia”, possa essere approvato rapidamente anche dalla Camera dei Deputati dopo il via libera del Senato. Se da un lato sembrerebbe essere stata accantonata l’ipotesi di una procedura d’urgenza, dall’altro restano concreti i timori che la maggioranza voglia comunque comprimere i tempi del dibattito parlamentare per consegnare al mondo venatorio una riforma che rappresenta uno dei più gravi arretramenti nella tutela della fauna selvatica degli ultimi decenni. Per LNDC Animal Protection sarebbe un errore gravissimo. “Non esiste alcuna emergenza nazionale che giustifichi una corsia preferenziale per una legge che non risponde ad alcun interesse collettivo ma esclusivamente alle richieste della lobby venatoria“, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection. “Se il Governo ritiene davvero prioritario modificare la legge sulla caccia, allora abbia almeno il coraggio di consentire un confronto parlamentare approfondito, ascoltando il mondo scientifico, le associazioni ambientaliste e animaliste e tutti quei cittadini che chiedono una maggiore tutela della fauna selvatica.” Il DDL 1552 modifica profondamente l’impianto della legge 157/1992, la legge attualmente in vigore e che recepisce i principi delle direttive europee Habitat e Uccelli. Dietro la narrazione di una semplice “modernizzazione” della normativa si nasconde invece un progressivo smantellamento delle garanzie costruite in oltre trent’anni di legislazione ambientale. Tra le disposizioni maggiormente contestate figurano il forte ridimensionamento del ruolo tecnico-scientifico dell’ISPRA, i cui pareri perderebbero efficacia nella predisposizione dei calendari venatori; l’ampliamento delle competenze regionali con il rischio di aumentare ulteriormente le difformità territoriali; la possibilità di estendere l’attività venatoria in aree oggi maggiormente tutelate; l’indebolimento delle norme sui richiami vivi e sulle autorizzazioni agli appostamenti; nuove limitazioni agli strumenti di impugnazione dei calendari venatori; una maggiore discrezionalità politica nelle decisioni sulla fauna selvatica, a discapito delle valutazioni scientifiche. “Si tratta di un impianto normativo che ribalta completamente il principio secondo cui la fauna selvatica è patrimonio indisponibile dello Stato e bene comune da proteggere. La biodiversità viene subordinata agli interessi di una ristretta categoria di cittadini che continua ad esercitare un’influenza politica del tutto sproporzionata rispetto alla propria consistenza numerica“, afferma Rosati. Le forti perplessità espresse dal mondo ambientalista trovano oggi riscontro anche nelle notizie diffuse dalla stampa nazionale, secondo cui il testo sarebbe oggetto di approfondimento da parte dell’ufficio giuridico del Quirinale e di particolare attenzione da parte delle istituzioni europee, in relazione ai possibili contrasti con le direttive Habitat e Uccelli. Non si tratta di rilievi di poco conto. L’Italia, infatti, è già stata richiamata e sanzionata più volte dalla Commissione europea per violazioni della normativa comunitaria in materia venatoria. Procedere oggi con una riforma che rischia di aprire nuovi contenziosi rappresenterebbe un atto di grave irresponsabilità politica e istituzionale. Ma c’è un’altra domanda alla quale il Governo continua a non rispondere: perché tanta fretta? Perché dedicare tempo e risorse parlamentari a favorire un’attività praticata da una percentuale minima della popolazione italiana, mentre il Paese affronta gravissime emergenze ambientali, economiche e sociali? Secondo tutti i principali sondaggi realizzati negli ultimi anni, la maggioranza degli italiani è contraria all’attività venatoria e chiede, al contrario, una maggiore protezione degli animali selvatici. Anche i più recenti dati europei confermano come la tutela della biodiversità e della fauna rappresenti una priorità sempre più sentita dai cittadini dell’Unione. “I cacciatori rappresentano meno dell’1% della popolazione italiana. Eppure, nessun’altra categoria riesce a ottenere un’attenzione politica così costante. È legittimo chiedersi per quale motivo il Governo continui a privilegiare gli interessi di una lobby tanto ristretta ignorando la volontà della stragrande maggioranza dei cittadini“, si interroga Rosati. LNDC Animal Protection ricorda inoltre che la caccia non produce soltanto milioni di animali uccisi ogni anno, ma comporta anche pesanti conseguenze per la sicurezza pubblica, con decine di incidenti che continuano a verificarsi durante ogni stagione venatoria, spesso coinvolgendo persone completamente estranee all’attività di caccia. A ciò si aggiunge il persistente inquinamento da piombo disperso nell’ambiente, i disturbi arrecati alla fauna protetta e l’impatto negativo sugli ecosistemi già messi a dura prova dalla crisi climatica e dalla perdita di biodiversità. “In un momento storico in cui bisognerebbe investire sempre di più nella reale conservazione della natura, nella coesistenza con la fauna selvatica e nel turismo naturalistico, l’Italia, invece, rischia di tornare indietro di decenni per soddisfare le richieste di una lobby che continua a considerare gli animali selvatici come bersagli anziché esseri senzienti e patrimonio di tutti“, conclude Rosati. Per queste ragioni LNDC Animal Protection, insieme a milioni di cittadini, chiede ai deputati di tutte le forze politiche, indipendentemente dall’appartenenza partitica, di valutare il DDL esclusivamente sulla base dell’interesse pubblico, delle evidenze scientifiche e degli obblighi comunitari dell’Italia. Approvare il testo così com’è significherebbe ignorare le criticità già emerse, esporre il Paese a nuovi contenziosi europei e tradire la volontà della maggioranza degli italiani. La fauna selvatica appartiene a tutti i cittadini, non alla lobby venatoria. Il Parlamento ha il dovere di ricordarlo prima che sia troppo tardi.