Attualità Mondo L’unico orso bruno mai vissuto in Africa era vegetariano. Di PetNews24 Scritto: 15 Giugno 2026 6 minuto/i di lettura Un recente studio scientifico riscrive la storia dell’orso dell’Atlante, l’unico grande plantigrado originario del continente africano. Nonostante la stazza e la fiera reputazione, questo gigante d’altri tempi ignorava completamente la carne, preferendo radici, ghiande e vegetazione locale per evitare la concorrenza dei grandi predatori. Quando si pensa alla fauna selvatica dell’Africa, la mente corre subito a leoni, leopardi, elefanti e ippopotami. Eppure, fino a non molto tempo fa, tra le cime della catena montuosa dell’Atlante, in Nord Africa, si aggirava un predatore insolito per quelle latitudini: l’orso dell’Atlante (Ursus arctos crowtheri). Si tratta dell’unica sottospecie di orso bruno ad aver mai colonizzato il continente africano, dichiarata ufficialmente estinta verso la fine del XIX secolo a causa della caccia intensiva e della distruzione del suo habitat. Oggi, questo affascinante animale torna a far parlare di sé grazie a una scoperta sorprendente. Un nuovo studio pubblicato sulla rivista scientifica Palaeogeography, Palaeoclimatology, Palaeoecology ha rivelato un dettaglio del tutto inaspettato sulla sua biologia: era un orso bruno completamente vegetariano. La maggior parte degli orsi bruni moderni (come l’orso bruno europeo o il grizzly americano) sono noti per essere onnivori opportunisti. La loro dieta spazia dai frutti di bosco e radici fino a insetti, pesci e grandi mammiferi. Per scoprire le reali abitudini alimentari dell’estinto cugino africano, un team internazionale di ricercatori ha analizzato i resti fossili e i reperti ossei rinvenuti nelle catene montuose del Marocco, applicando la tecnica dell’analisi degli isotopi stabili sul collagene osseo. I risultati sono stati sorprendenti e non lasciano spazio a dubbi: Assenza di proteine animali: I valori isotopici del carbonio e dell’azoto non hanno mostrato alcuna traccia del consumo di carne o pesce. Dieta “100% Green”: Il profilo biochimico dell’orso dell’Atlante coincide perfettamente con quello degli erbivori puri del suo stesso ecosistema. Menu locale: Il plantigrado si nutriva esclusivamente di piante terrestri, radici, tuberi, ghiande e frutta secca tipica della macchia mediterranea nordafricana. “Le prove chimiche puntano tutte verso la medesima direzione: non ci sono tracce isotopiche che suggeriscano una dieta mista o carnivora. Questo gigante era rigorosamente erbivoro”, spiegano gli esperti coinvolti nella ricerca. La scoperta apre un affascinante dibattito di natura ecologica ed evolutiva. Perché un animale imponente e strutturalmente dotato per la caccia ha scelto di rinunciare completamente alla carne? Secondo i paleontologi, la risposta risiede nella competizione interspecifica. Durante l’Olocene, i territori del Nord Africa non erano solo il regno di questo orso, ma ospitavano anche temibili predatori carnivori come il leone berbero, il leopardo dell’Atlante e diverse specie di iene e grandi canidi. In un ambiente in cui la carne era una risorsa contesa da cacciatori estremamente efficienti e aggressivi, l’orso dell’Atlante potrebbe aver trovato la sua nicchia ecologica perfetta specializzandosi nel consumo di risorse vegetali. Diventando vegetariano, il plantigrado ha evitato conflitti mortali con i grandi felini, sfruttando l’abbondanza di foreste di querce e aree boschive che all’epoca ricoprivano la regione. Purtroppo, la sua dieta pacifica e il suo isolamento non sono bastati a salvarlo dall’impatto umano. Già in epoca romana, l’orso dell’Atlante veniva catturato intensamente per essere utilizzato nei sanguinosi spettacoli dei gladiatori all’interno dei colossei. Il colpo di grazia arrivò nell’Ottocento con la diffusione delle armi da fuoco moderne e la deforestazione. L’ultimo esemplare documentato fu ucciso presumibilmente intorno al 1870 in Marocco. Oggi, grazie alla scienza, sappiamo che quel maestoso e temuto “mostro delle montagne” descritto dalle cronache dell’Ottocento era in realtà un pacifico raccoglitore di ghiande e radici. Un tassello fondamentale che si aggiunge alla comprensione della biodiversità perduta del nostro pianeta.