Curiosità Salute e benessere Salute animale, salute umana: perché la prevenzione veterinaria riguarda tutti noi. Di PetNews24 Scritto: 5 Giugno 2026 5 minuto/i di lettura Gli italiani amano gli animali domestici e i numeri lo confermano: secondo il Rapporto Assalco-Zoomark, nelle nostre case vivono quasi 65 milioni di pet, tra cui più di 20 milioni di cani e gatti. Eppure, dietro questo legame profondo si nasconde un rischio concreto per la salute di tutti. I dati dell’Associazione delle Imprese per la Salute Animale (AISA – Federchimica) rivelano infatti una grave lacuna: meno della metà degli animali da compagnia in Italia viene vaccinata regolarmente, mettendo a rischio non solo il loro benessere, ma anche quello dell’intera collettività. I dati scattano una fotografia fin troppo chiara sulla prevenzione. Secondo l’Osservatorio Sanità UniSalute-Nomisma, sebbene l’86% di cani e gatti abbia visto il veterinario almeno una volta nell’ultimo anno, appena il 21% viene controllato con regolarità. Non va meglio per la copertura vaccinale, che si ferma sotto il 50%. Numeri che ci posizionano ben lontani dall’obiettivo del 70% raccomandato dalle linee guida internazionali della WSAVA (World Small Animal Veterinary Association), il punto di riferimento globale del settore. Il problema sollevato da AISA va oltre i semplici numeri: è una questione di cultura sanitaria. Si tende a intervenire solo quando l’animale sta già male, preferendo la gestione dell’emergenza alla costanza della prevenzione. Manca, insomma, la buona abitudine di affidarsi a programmi vaccinali periodici e strutturati, sostituiti troppo spesso da controlli isolati. Il raggio d’azione della medicina veterinaria supera i confini domestici per abbracciare la salute pubblica, secondo il principio cardine del One Health. Questa visione integrata evidenzia come la diffusione di malattie tra gli animali da compagnia possa minacciare la sicurezza sanitaria della comunità. Una prevenzione costante, inoltre, alleggerirebbe la spesa complessiva: l’AISA stima che una gestione programmata della salute animale potrebbe generare un risparmio sistemico di 4 miliardi di euro ogni anno, riducendo drasticamente le ospedalizzazioni d’emergenza. Sul piano pratico, i protocolli vaccinali si articolano in due linee difensive. Le vaccinazioni “core” sono i salvavita imprescindibili per ogni esemplare: per la specie canina si tratta di cimurro, parvovirosi ed epatite, a cui si associa quasi sempre la leptospirosi. Le profilassi “non-core” sono invece modulari, calibrate dal veterinario sul rischio individuale: ne fanno parte le coperture per leishmaniosi, tosse dei canili, parainfluenza, herpesvirus e la rabbia, richiesta per le tratte internazionali. Per quanto riguarda i gatti, i vaccini “core” (essenziali) proteggono da tre minacce principali: la panleucopenia (parvovirus felino), l’herpesvirus (rinotracheite) e il calicivirus. Le profilassi “non-core” (facoltative), invece, includono le coperture contro il virus della leucemia felina (FeLV), la Chlamydia felis e la Bordetella bronchiseptica. Al di là delle categorie, la regola d’oro degli esperti è una sola: concordare con il proprio veterinario un piano vaccinale su misura, calibrato sulle abitudini e sullo stile di vita del felino. Mantenere questo percorso nel tempo attraverso controlli regolari è un gesto d’amore e responsabilità: un atto che tutela la salute del nostro compagno a quattro zampe e, di riflesso, quella di tutta la comunità.