Home Cronaca Eroi invisibili nei prati del Trentino: 70 cuccioli di capriolo salvati dalle lame delle falciatrici.

Eroi invisibili nei prati del Trentino: 70 cuccioli di capriolo salvati dalle lame delle falciatrici.

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La primavera e l’inizio dell’estate portano con sé il risveglio della natura, ma per la fauna selvatica questo è anche il periodo più pericoloso dell’anno. In Trentino, una straordinaria mobilitazione silenziosa ha permesso di scrivere una pagina di straordinaria coesistenza tra uomo e natura: 70 cuccioli di capriolo sono stati salvati da morte certa grazie a un mix di tecnologia, volontariato e sensibilità agricola.

Ogni anno, tra maggio e giugno, si consuma una strage silenziosa nei campi del Nord Italia. È il momento del primo taglio dell’erba (il maggengo), fondamentale per gli allevatori. Ma è anche il periodo in cui le mamme capriolo partoriscono i loro piccoli, nascondendoli nell’erba alta per proteggerli dai predatori.

Il dramma nasce da un istinto di sopravvivenza che, di fronte alla modernità, si trasforma in una condanna. Nei loro primi giorni di vita, i cuccioli di capriolo non hanno odore (per non farsi fiutare dai lupi o dalle volpi) e, davanti a un pericolo, la loro strategia non è la fuga, ma l’immobilismo totale. Si schiacciano al suolo, mimetizzandosi perfettamente.

Quando i moderni trattori entrano nei campi con falciatrici giganti che viaggiano a velocità sostenuta, i conducenti non hanno alcuna possibilità di vederli. Il risultato è tragico: i cuccioli vengono straziati dalle lame.

“Fino a pochi anni fa, gli agricoltori si accorgevano del dramma solo a danno compiuto. Oggi, grazie alla tecnologia e alla cooperazione, stiamo cambiando le cose,” spiegano i coordinatori dei soccorsi.

Il miracolo dei 70 salvataggi in Trentino è stato possibile grazie a una vera e propria task force composta da cacciatori del distretto, agricoltori, associazioni protezionistiche e piloti di droni; il protocollo, ormai collaudato, si attiva all’alba, prima che il sole scaldi il terreno: il volo del drone: Prima che i trattori si mettano in moto, l’area viene sorvolata da droni dotati di termocamere a infrarossi.

L’individuazione: Nel fresco del mattino, il calore corporeo dei piccoli caprioli spicca nettamente rispetto al terreno freddo, apparendo sui monitor dei piloti come piccoli “punti caldi”; il recupero in sicurezza: Una volta localizzato il cucciolo, i volontari a terra intervengono.

Il recupero richiede una cautela estrema. I volontari utilizzano guanti spessi e avvolgono i cuccioli in abbondanti fasci di erba fresca. Non si deve mai trasferire l’odore umano sul piccolo: se la madre dovesse avvertire un odore estraneo, potrebbe abbandonarlo, condannandolo a morte per fame. I cuccioli vengono quindi spostati delicatamente nei boschi limitrofi o protetti temporaneamente sotto casse traforate fino al passaggio della falciatrice, per poi essere liberati subito dopo e riabbracciare la mamma.

Questo successo non è solo una vittoria per la biodiversità, ma rappresenta un traguardo culturale enorme. Dimostra che il mondo agricolo e il mondo ambientalista/venatorio possono collaborare attivamente per il bene del territorio. Gli stessi agricoltori trentini sono i primi a segnalare i campi da falciare, ritardando le operazioni se necessario pur di dare il tempo ai droni di completare l’ispezione.

I 70 cuccioli salvati quest’anno in Trentino sono il simbolo di una tecnologia messa finalmente al servizio dei più indifesi. Una storia a lieto fine che dimostra come, con un pizzico di organizzazione e tanta empatia, l’impatto dell’uomo sulla natura possa essere ridotto, un prato alla volta.

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