Cronaca Mondo SOS Animali Argentina. Maxi-sequestro di fauna marina dal Kenya: salvati oltre 700 esemplari. Di PetNews24 Scritto: 27 Maggio 2026 6 minuto/i di lettura All’aeroporto internazionale “Ezeiza” di Buenos Aires, le autorità argentine hanno intercettato e sequestrato oltre 700 animali marini, vittime del mercato ornamentale illegale. Il carico, proveniente dal Kenya, ha affrontato un viaggio estenuante di circa 120 ore all’interno di centinaia di sacchetti di plastica. Una tratta drammatica che è costata la vita a molti esemplari; i sopravvissuti sono stati trovati in condizioni disperate, gravemente debilitati e in stato di shock. Il blitz è scattato il 26 aprile grazie a un’operazione congiunta tra la Brigata di Controllo Ambientale argentina, i funzionari doganali, l’ente sanitario agroalimentare e il supporto specialistico di Fundación Temaikèn e dell’International Fund for Animal Welfare (IFAW). Gli investigatori hanno confermato che il carico comprendeva oltre 700 esemplari tropicali e invertebrati pronti a rifornire il mercato clandestino delle collezioni esotiche e degli acquari domestici. Tra le specie recuperate figurano polpi, granchi, stelle marine e pesci esotici come pesci chirurgo, palla, leone e farfalla. Al momento dell’apertura del carico, i conservazionisti si sono trovati davanti a uno scenario drammatico: molti esemplari erano già privi di vita, mentre i superstiti mostravano gravissimi segni di shock e stress fisiologico. L’emergenza è stata gestita dalla Fundación Temaikèn, l’unica struttura in Argentina in grado di accogliere questa tipologia di fauna marina, che ha attivato una corsa contro il tempo nel proprio centro di Escobar (Buenos Aires). Per oltre 28 ore consecutive, un team di veterinari e specialisti ha lavorato senza sosta per stabilizzare gli animali, riadattando i laboratori e installando dieci vasche d’emergenza complete di sistemi di riscaldamento e filtraggio specifici per le specie tropicali. “Molti di questi animali, strappati alle barriere coralline, sono arrivati al limite della sopravvivenza dopo aver passato giorni chiusi in sacchetti e scatole”, ha spiegato Cristian Gillet, direttore della fauna della fondazione. Avendo a che fare con centinaia di sacchetti sigillati singolarmente, i soccorritori hanno dovuto avviare una meticolosa procedura di acclimatazione a goccia per ogni singolo esemplare. Questo processo graduale è stato fondamentale per abituare gli animali ai nuovi parametri dell’acqua, riducendo lo shock fisiologico causato dagli sbalzi improvvisi di salinità e temperatura. In parallelo, gli specialisti hanno applicato un rigido protocollo di triage per dare priorità ai soggetti in condizioni più critiche, mentre il resto del team si divideva tra l’identificazione delle diverse specie e la drammatica separazione dei sopravvissuti dalle carcasse. Secondo gli esperti del settore, il mercato globale della fauna marina ornamentale è alimentato da una domanda insaziabile di specie esotiche per acquari privati e collezioni domestiche. Un business che Christian Plowman, rappresentante di IFAW, non esita a definire «un crimine industrializzato». «Trasportare 709 animali di 102 specie diverse attraverso rotte cargo internazionali, lasciandoli imballati per 120 ore, non è un’azione improvvisata. Richiede un coordinamento scientifico in ogni anello della catena», ha spiegato Plowman, evidenziando come questo sia già il terzo maxi-sequestro messo a segno dalle autorità argentine nello stesso scalo nel giro di un anno. «I trafficanti aprono corridoi commerciali e li sfruttano finché le forze dell’ordine non li bloccano. Questa intercettazione – insieme alle due precedenti – è una miniera d’oro per l’intelligence, non un semplice sequestro: ci rivela l’esatta mappa e il modus operandi di queste reti criminali». Mentre gli esemplari restano sotto stretta osservazione medica, il loro destino a lungo termine è al vaglio delle autorità di Buenos Aires. Sul fronte delle indagini vige il massimo riserbo: non sono stati diffusi nomi dei responsabili né notizie di eventuali arresti. Silenzio anche da parte del Kenya Wildlife Service, che interpellato dall’Associated Press ha preferito non rilasciare dichiarazioni.