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Gestione cormorani: al via i corsi per 300 cacciatori trentini.

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Il delicato equilibrio tra la conservazione della fauna ittica e la gestione delle specie predatrici torna al centro del dibattito in Trentino. Questa volta i riflettori sono puntati sul cormorano (Phalacrocorax carbo), un uccello acquatico tanto affascinante quanto vorace, la cui presenza massiccia fiumi e laghi della provincia sta mettendo a dura prova le popolazioni di pesci locali, in particolare la trota marmorata e il temolo.

Per fare fronte a quella che i pescatori e le autorità locali definiscono ormai da tempo un’emergenza, la Provincia Autonoma di Trento ha avviato un piano di controllo mirato. L’ultimo tassello di questa strategia vede il coinvolgimento diretto del mondo venatorio: ben 300 cacciatori trentini si sono iscritti ai corsi di abilitazione per partecipare attivamente ai prelievi selettivi.

Il cormorano non è una specie stanziale storica in grandi numeri per il Trentino, ma negli ultimi decenni le rotte migratorie e la disponibilità di cibo hanno spinto sempre più esemplari a svernare nei corsi d’acqua alpini. Un singolo esemplare adulto può consumare fino a 500 grammi di pesce al giorno.

Moltiplicando questa cifra per i mesi di permanenza e per le centinaia di uccelli censiti, l’impatto sugli ecosistemi acquatici è devastante. Non si tratta solo del pesce catturato: i cormorani spesso feriscono esemplari che poi muoiono a causa di infezioni fungine o batteriche, compromettendo gli sforzi di semina e ripopolamento portati avanti con fatica dalle associazioni di pescatori.

La gestione di una specie protetta a livello europeo non può essere affidata al caso o all’iniziativa dei singoli. Per questo motivo, la risposta della Provincia si basa su rigidi protocolli scientifici; i 300 cacciatori che hanno risposto alla chiamata non riceveranno semplicemente un “pass”. Il percorso di abilitazione prevede: Lezioni teoriche; Studio della biologia e del comportamento del cormorano.

Riconoscimento della specie: Distinzione accurata del cormorano da altri uccelli acquatici protetti o a rischio per evitare abbattimenti errati, normative e sicurezza: Apprendimento dei limiti territoriali (distanze da centri abitati, aree protette) e dei metodi di sicurezza nell’uso delle armi da fuoco vicino ai corpi d’idrici.

Tecniche di dissuasione: Oltre al prelievo venatorio, i corsi insegnano come applicare tecniche di disturbo per allontanare gli stormi dai tratti di fiume più vulnerabili.

Come ogni provvedimento che prevede l’abbattimento di fauna selvatica, anche il piano trentino non è esente da critiche. Se da un lato il mondo della pesca sportiva e della gestione fluviale accoglie la misura come “vitale” per la sopravvivenza della fauna ittica autoctona, dall’altro le associazioni ambientaliste e protezioniste invitano alla cautela.

Secondo i critici, il cormorano è solo l’ultimo anello di una catena di problemi ben più complessi che affliggono i fiumi trentini, tra cui il cambiamento climatico, la carenza d’acqua dovuta ai prelievi idroelettrici e la frammentazione degli habitat.

I corsi di abilitazione rappresentano la fase preparatoria. Una volta formati, i cacciatori opereranno sotto lo stretto coordinamento del Corpo Forestale della Provincia e in linea con i contingenti massimi stabiliti dai pareri tecnici dell’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale).

Il Trentino si conferma così un territorio dove la gestione della fauna richiede un monitoraggio costante e un compromesso continuo tra le esigenze della biodiversità acquatica e quelle della fauna avicola. I prossimi mesi diranno se la sinergia tra istituzioni, pescatori e cacciatori riuscirà a riportare l’equilibrio nei fiumi della regione.

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