Animali marini Curiosità Il boom delle tartarughe marine: le coste italiane diventano la nuova “nurserie” del Mediterraneo. Di PetNews24 Scritto: 11 Giugno 2026 7 minuto/i di lettura Il mese di giugno segna l’inizio del culmine della stagione riproduttiva per la tartaruga marina Caretta caretta lungo le coste italiane. Quello che fino a qualche anno fa era considerato un evento raro, limitato a pochissime spiagge isolate del profondo Sud, si è ormai trasformato in un fenomeno strutturale e geograficamente diffuso. L’Italia sta vivendo una vera e propria esplosione di nidificazioni, un “boom” senza precedenti che sta ridisegnando le mappe della biodiversità nel nostro Paese. I dati consolidati delle ultime stagioni delineano un trend in netta crescita: dopo aver superato la quota record di 601 nidi, la stagione successiva ha registrato lo straordinario picco storico di oltre 700 nidi censiti sul litorale nazionale. La distribuzione geografica dei nidi mostra una chiara evoluzione delle abitudini della specie. Sebbene il Meridione mantenga saldamente il primato, le tartarughe stanno colonizzando aree un tempo ritenute troppo fredde. Sicilia: Si conferma la regina assoluta della nidificazione, superando abbondantemente la quota di 200 nidi. Le prime deposizioni dell’anno iniziano regolarmente già a fine maggio in storiche oasi come la Spiaggia dei Conigli a Lampedusa o nel ragusano. Calabria e Campania: Seguono a ruota con numeri eccezionali, superando rispettivamente i 130 e i 100 nidi registrati. Località come la Costa dei Gelsomini (Calabria) o Castellabate (Campania) sono ormai culle stabili per la specie. Puglia: Registra una presenza massiccia con oltre 60 nidi, con il comune salentino di Ugento che si attesta tra i punti nevralgici della costa adriatica e ionica. La grande sorpresa del Centro-Nord: La vera novità è l’espansione verso settentrione. La Toscana ha polverizzato i suoi record storici toccando i 27 nidi, la Liguria ha sorpreso gli scienziati registrando ben 11 nidificazioni e persino le coste del Lazio vedono risalite sempre più frequenti. Ormai sono ben 13 su 15 le regioni italiane bagnate dal mare che ospitano almeno una culla di Caretta caretta. Gli esperti di associazioni ambientaliste come Legambiente e i biologi della stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli spiegano che questo boom è il risultato di una doppia dinamica, in parte preoccupante e in parte virtuosa: l‘effetto dei cambiamenti climatici: Il progressivo innalzamento delle temperature superficiali delle acque del Mediterraneo occidentale sta spingendo le tartarughe a cercare nuove aree riproduttive verso nord, dove un tempo la temperatura della sabbia non avrebbe garantito l’incubazione delle uova. Il successo del monitoraggio scientifico: L’aumento dei nidi censiti è dovuto anche alla capillarità della ricerca sul campo. Grazie a progetti europei come Life Turtlenest, centinaia di volontari, scienziati e guardie costiere pattugliano i litorali all’alba alla ricerca delle tracce di risalita lasciate dalle madri. Inoltre, la tecnologia sta facendo passi da gigante: per individuare i nidi che il vento o le mareggiate tendono a cancellare, i ricercatori vengono oggi affiancati dai Tartadog, unità cinofile specializzate nel fiutare le uova sotto la sabbia, e dall’uso di droni termici di ultima generazione. L’arrivo in massa delle tartarughe sulle spiagge italiane coincide purtroppo con il periodo di massima pressione antropica: la stagione balneare estiva. Un nido confuso tra ombrelloni, lettini e turisti ignari rischia di essere distrutto prima ancora della schiusa; per questo motivo, le autorità scientifiche ricordano alcune semplici regole in caso di incontro ravvicinato con una tartaruga in deposizione, come ad esempio mantenere la distanza: non avvicinarsi a meno di 7 metri dall’animale. Niente luci o flash: Evitare l’uso di torce o flash degli smartphone, che potrebbero spaventare la madre facendola tornare in mare prima di aver deposto le uova; chiamare i soccorsi: Allertare immediatamente la Guardia Costiera al numero 1530 per permettere agli esperti di mettere in sicurezza l’area del nido con apposite recinzioni. Il boom di nidi in Italia non è solo una splendida notizia per gli amanti della natura, ma rappresenta un chiaro indicatore biologico: i nostri mari stanno cambiando velocemente e spetta a noi imparare a condividere le nostre spiagge con questi antichi e affascinanti abitanti del Mediterraneo.